Gnugnòrk, gnugnòrk. Ossia la grande pausa

Ciao belli de’ zia,

Lo ammetto: non scrivo da un bel pezzo, da più di due mesi. Linciatemi di rimproveri, fate pure: si accettano offese personali, considerazioni sulle passioni della mia famiglia, analogie fra la mia costituzione fisica e il materiale fecale, lancio di galline, ciabatte, padelle, remi e anche orribili fischietti in terracotta comprati ad Alberobello.

Ho preso una pausa dal blog. Ventuno su 21 era sempre nei miei pensieri e avrei voluto raccontarvi un sacco di cose in questi mesi, ma non riuscivo a scrivere per diverse ragioni:

1) Webdriver Torso. Ammetto che tutta ‘sta storia dei quadratini rossi e blu mi ha intrippato per due mesi, bloccando del tutto la mia voglia di scrivere e sostituendola con una curiosità morbosa e inquisitoria. Alla fine, la mia ossessione mi ha ricompensato con diversi articoli su di me, fra cui un’intervista sul Washington Post. Il Washington Post, mica Cioè. I miei 15 minuti di celebrità hanno prodotto una forma di disinteresse alle statistiche del blog. Non credo che sarò mai più in grado di superare il successo dell’articolo su Webdriver Torso e questo ha portato a una forma di autocompiacimento che ha sedato la mia ispirazione. Ho anche imparato che è preferibile restare nell’ombra. Come dico sempre, l’unica forma di privacy che ci resta è l’insignificanza;

2) Lavoro. Il mese di Giugno è stato particolarmente pesante e anche Luglio non è stato esente da scazzi;

3) Concorsi. Durante il mese di Giugno ho studiato non per uno, ma per due concorsi. Ho i miei dubbi sul loro esito positivo, anche considerando che ho una probabilità pari al 2% di essere scelto PER LA FASE SUCCESSIVA DI SELEZIONE (mica per ottenere il posto, eh…)

4) Salute. Sto sempre una chiavica. Ho sempre acciacchi. È tutta colpa di Bruxelles;

5) A essere sinceri, non avevo voglia di scrivere. Le mie passioni sono cicliche, come le mestruazioni;

6) In tutto questo, ho anche concesso una seconda opportunità agli Stati Uniti, trascorrendo nove massacranti giorni a New York agli inizi di Giugno. La prima volta in cui sono stato in America era nel 2006 a Los Angeles, e rimasi disgustato dall’aria che puzzava di fritto, dall’urbanistica sbilanciata a favore delle automobili, dalle mete turistiche kitsch e banali ma soprattutto dalla presenza di scarafaggi grossi come coltellini svizzeri che ti camminavano in mezzo ai piedi, anche nei ristoranti e negli alberghi. Dopo aver visto fontane di insetti uscire dalle fogne al tramonto, ero talmente schifato dagli Stati Uniti che al ritorno abbracciai l’asfalto barese (e la provincia di Bari non eccelle mica per qualità delle strade).

Cosa mi ha convinto a ritornarci? L’amore. La mia ragazza ci teneva a visitare New York e non potevo negarle questo desiderio, solo perché Los Angeles fa schifo. E allora via, culo su un aereo destinazione JFK.

Che dire di New York? Se dovessi dare un voto, direi 7+. Sicuramente merita una visita ed è molto meglio di quel cesso di Los Angeles, ma ha i suoi lati negativi. Anche se è dominata dall’arroganza architettonica dei grattacieli, riesce comunque a offrire deliziosi parchi urbani e curatissimi angoli di pace ricchi di verde e di fiori. La High Line è stata una meravigliosa sorpresa: una linea ferroviaria caduta in disuso e convertita in parco. Inutile aggiungere che Central Park è incredibile.

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Nella foto, tre coglioni.

Nonostante i grattacieli possano scocciare dopo qualche giorno, confesso che la vista notturna di New York dal 30 Rock o dall’Empire State Building è davvero mozzafiato, anche se ho notato un parallelismo fallico nello sviluppo verticale della metropoli. Mi spiego meglio: l’erezione di palazzi così alti (e la parola “erezione” è perfetta per l’occasione) sembra più giustificata da una voglia di imporsi nella storia monumentale americana che dall’effettiva necessità di costruire un edificio alto. In altre parole il 30 Rock, il Chrysler building e l’Empire State sono tre enormi cazzoni che sovrastano i nostri piccoli peni umani.

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Cazzoni, cazzoni dappertutto!

Per farvi un esempio, prendiamo il 30 Rock. È un palazzo di circa sessanta piani costruito da Rockefeller Jr. Come potete vedere dalle foto, il Rockefeller Center è ricco di riferimenti massonici e mitologici (che nutrono le fantasie dei complottisti): c’è anche una fontana con Prometeo e una statua con Atlante che regge il mondo. Dall’alto del 30 Rock, una persona qualsiasi appare piccola come una formica, schiacciata dal peso architettonico del cazzone di Rockefeller. Secondo me, Rockefeller Jr guardava il prossimo dal capocchione del suo uccellone, ammirando la sua grandezza rispetto alla banalità dell’uomo comune che cammina sui marciapiedi, di cui deve reggerne il peso proprio come Atlante, a cui ha offerto lavoro e sostegno economico. Che poi, siamo tutti bravi a costruire cazzoni con i soldi di papà magnate del petrolio, altro che Prometeo, Atlante e AynRandiate varie. La filantropia è egoismo allo stato puro: Montanelli diceva che l’umiltà è una donna da amare in silenzio.

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A persone come Rockefeller Jr. la saggezza barese riserva perle come “Camin, Vattinn”.

E non parliamo della rivalità fra Chrysler ed Empire State building. Il primo è un bel cazzone di ottanta piani. “Guardatemi, sono il cazzone più lungo di Manhattan!”. Poi è stato costruito l’Empire State building, ossia l’equivalente architettonico di un “dicevi? Chi ce l’ha più lungo adesso?”. Dopo sono venuti gli arabi che hanno inculato gli americani con un cazzone di più di 600 metri. Adesso il motto “non lungo che tocchi, ma duro che duri” assume tutta un’altra valenza, giusto?

Cazzi di marmo a parte, New York è spettacolare e Manhattan è davvero enorme. Ho ancora le unghie sporche di sangue per tutti i metri coperti a piedi, con la fretta vederla tutta in nove giorni. È un peccato, poiché musei come il MET richiederebbero almeno 5 giorni per essere gustati bene. Nonostante la fatica ho imparato una legge importante, osservando la mia ragazza: non importa quanto siate stanchi, una donna a Victoria’s Secret ritroverà le forze come per magia.

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Disquisizioni filosofiche fra me e un lama.

Purtroppo Manhattan ha anche i suoi lati negativi, come l’intrinseca scortesia statunitense. Guai a fermarsi un secondo per consultare la mappa: solo per aver rappresentato un ostacolo al flusso di gente che esce dalla metropolitana alle ore di punta, riceverete dai tre ai dodici vaffanculo. È raro trovare gentilezza e dolcezza in uno Starbucks, sarete serviti da universitari pieni di debiti obbligati a pronunciare formule di cortesia sotto il rischio di licenziamento immediato.

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Che poi, come cazzo fai a confondere “Paolo” per “Apollo”?!? Oddio, non che mi dispiaccia l’associazione con la divinità greca.

Per non parlare della qualità dell’aria e delle condizioni della metropolitana, completamente ricoperta di muffa e in condizioni pessime. Al confronto, la metropolitana di Roma offre un’infrastruttura decente. Non meravigliatevi se un ratto delle dimensioni di una melanzana aspetta con voi per salire sul prossimo treno.

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Il soggetto 21 e l’avanguardismo russo al MOMA.

Per concludere, New York va vista almeno una volta nella vita, con i suoi pro e i suoi contro. È unica nel suo genere. Ma non aspettatevi stupore in Times Square. Resterete più colpiti da Bryant Park.

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Dedicata a Ysingrinus. Non ti preoccupare, i plesiosauri sono morti. MORTI.

Adesso sono in Sardegna, a Villasimìus. Dopo una vacanza con il culo aperto, volevamo una vacanza con il culo a mollo. E durante un rilassante pomeriggio sardo ho ritrovato l’ispirazione per scrivere sul blog, anche perché non posso andare in spiaggia perché mi sono scottato come un coglione. La mia ragazza è bulgara, ha la pelle bianca, non si è scottata e si sta abbronzando. Io invece sembro un’aragosta bollita viva perché credevo ancora nella predisposizione genetica all’esposizione solare dei popoli mediterranei. Stocazzo. Ne approfitto per fare un aggiornamento sulla situazione:

1) temo di non farcela per la 14. Per il momento, non riesco a correre per un chilometro senza sfiatare come una cornamusa e il mio corpo assomiglia a una forma di caciocavallo. Credo di dover concentrare le mie energie verso una competizione meno impegnativa. Molto probabilmente parteciperò a una staffetta/maratona per beneficenza, in cui correrò per 5 chilometri. Meglio prenderla con calma, viste le arrugginite circostanze;

2) sto lavorando per la 21. Diciamo che morirò, ma non nel senso letterale del termine. Non so ancora se morirò valorosamente. Vedrò di convincere la regista;

3) prossimamente ci sarà un nuovo articolo in due lingue, sia in italiano che in inglese. Un nuovo mistero coinvolge internet e ovviamente il soggetto 21 investigherà sul caso;

4) mi sono fatto crescere i baffi e la barba, approssimando un pizzetto. Mi dicono dalla regia che così sono più secsi.

Buona estate,

21

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84 thoughts on “Gnugnòrk, gnugnòrk. Ossia la grande pausa

  1. Quella del Washington Post ti ha preso per il culo perché hai scritto “mistery” con la I. Ah, questi americani che se la tirano e poi al ristorante italiano ordinano i Linguini Alfredo!

    • E aggiungerei Spaghetti with meatballs!

      Dai, la Caitlin Dewey è stata troppo carina. Mi ha cercato lei, pensa. E dove lo trovi un articolo che cita le brasciole?

  2. Minchia quanto sei prolisso!!!! Ho dovuto prendere in giorno di ferie per leggere il tuo post!
    Detto questo, aggiungo che mi sei mancato tanto e che al massimo ogni 21 giorni dovresti scrivere qualcosa per non farmi preoccupare! 😉

  3. Mi mancavi, bastardo.
    Non aggiungo altro che ho impegni frettolosi, ma vorrei solo capire questa cosa di NY. Io non ci sono mai stato, ma un mio amico che è andato l’anno scorso m’ha subito detto che sono tutti cordiali, che se ti vedono con una cartina in mano ti chiedono di loro spontanea volontà se hai bisogno di indicazioni. Tè, poi magari lui ha sempre detto di no e loro se ne andavano, altrimenti finivano per dargli l’indicazione di andare affanculo. Non saprei. Tanto non la vedrò mai NY. Non vedrò mai l’America. E non vedrò neanche Bari. E’ già tanto se vedo me stesso allo specchio…
    Dai, ora basta che c’ho st’impegno!

    • Ok, leggi il mio commento quando vuoi (anche se credo che “l’impegno” sia giusto una visita in bagno, ma se è una donna sei giustificato).

      Allora, a NY ho ricevuto tre “fuck you motherfucker” da persone che mi hanno visto con la cartina in mano. Manco per il cazzo, guarda. Sembra quasi che per loro il tempo sia così tanto denaro che un secondo perso siano 100 dollari in meno in busta paga. Magari è così, non lo so.

      A Bruxelles, normalmente, fanno così. E lo faccio anch’io quando posso.

      Ma non abbatterti, mai dire mai. Pensa, avantieri ho visto un toro. Chi l’avrebbe mai detto. È grosso eh!

      E a Bari non c’è un cazzo da vedere, dopo tutto. 🙂

      • Ahahah, ma di Brucsell avevo già sentito voci che fossero un po’ stronzi (e difatti ho apprezzato quando ne hai parlato sul tuo post del bambino gigante che piscia, simbolo encomiabile della città). Alla fine, quindi, tutto il mondo è paese, ossia siamo tutti un po’ stronzi.
        Ah, l’impegno era recuperare il mio preziosissimo iPod millenario che avevo dimenticato a casa di amici. Se si fosse trattato di una donna avrei letteralmente perso i contatti con chiunque. Sai com’è…
        In ogni caso, fa piacere riaverti qui tra le pagine html.

      • Sai, la cosa che mi ha infastidito è che a NY sono obbligati a essere gentili. Quando entri in un negozio ti guardano con quell’aria svogliatissima, ma sono obbligati a presentarsi, altrimenti il manager del negozio (probabilmente un giovanotto) li costringe a rileggersi la politica aziendale. “Hi… I am Tom… welcome to Subway… what can I do for you?”. A ‘sto punto, mandami pure a cagare con un immediato “Cazzo vuoi?”, un po’ come fanno nell’hinterland laziale.

      • Meglio l’onesta schiettezza che dei finti manichini. Mi hai fatto tornare in mente quel capolavoro Idiocracy: “Welcome to Costco. I love you. Welcome to Costco. I love you…”

      • A me fa paura. Un film che all’apparenza può sembrare una simpatica cagata, in realtà potrebbe rivelarsi reale in un prossimo futuro. L’unica mia consolazione sarebbe di vedere Terry Crews come presidente degli Stati Uniti. Sai che risate!

      • Amo le pubblicità della Old Spice. Erano fantastiche prima che apparisse Terry Crews, ma dopo il suo intervento sono diventate mitologiche.
        Per non parlare di quest’altro video che mi ha ucciso:

    • Macché importante e famoso! The Lord giveth and the Lord taketh away, anche perché adesso ‘sto Webdriver stocazzo non se lo incula più nessuno. Comunque sto bene, i sicari non mi avranno mai! Che si dice in prefettura?

      • Che si dice? Dicono che vogliono trasformarle in uffici territoriali del governo con a capo il prefetto. Allo stato attuale: sullo zerbino c’è scritto Ufficio Territoriale del Governo ed a capo c’è il prefetto. Cosa ne deduci? Questo sì che è un mistero, altro che Web Driver Torso!

  4. «It helps that Paolo is a pretty dedicated (some might say obsessive) guy».
    E con «some might say» si è parata il culo, la Caitlin 😀
    Sei mancato sì! Non pensavo potessi finire sul Washington Post (alla facciazza della BBC e del Guardian), bell’intervista!
    Non so se te ne frega qualcosa, ma domenica atterro nelle Vlaanderen e resto per tre settimane. Se torni dalla terra sarda e se proprio vuoi offrire una birra a qualcuno, io non la rifiuto 😀

  5. Bentornato fra noi!
    Ti dirò che pure io, attirando sguardi sdegnati di amici e parenti, non ho apprezzato molto NYC…però in compenso ho apprezzato molto Bruxelles. A proposito di grattacieli, che a chi si occupa di architettura insegnano subito che sono simboli fallici…ti ricordo che “Cazzo di Bari non ha pari!”.

    • E solo per aver tirato fuori questa fantastica rima ti meriti un ringraziamento fortissimissimo, da me e dal soldatino con l’elmetto viola che adesso si crogiola nell’autostima. Oddio, non dico che è brutta, sia chiaro. Forse ci vivrei, però è uno stress. È una città pesante che ti obbliga a farti un culo così.

      • Ti ricordi che tale frase (vergata, è il caso di dirlo, da ignota bomboletta) accoglieva anni orsono i viaggiatori che sbarcavano in Stazione Centrale? Hai fatto in tempo a vederla o sei troppo gggiovane? 😉

  6. Ecco dov’eri finito! Sulla carta stampata, nelle terre della fama! E poi New York tra palle taurine da millemila chili e lama col ciuffo fashion? E poi la sardegna?! Ecco la Dolce Vita! 😀

    Bentornato signor 21!

    • Quel lama era un campione di stile e se la tirava un sacco. Proprio un attention whore.

      Comunque sono ancora in giro. E ho tante belle idee del cazzo da sviluppare. Era una pausa di riflessione.

      Lei come sta, Faiarsaidcetz?

  7. Minchia, è passato così tanto tempo dal tuo ultimo post, che mi ero addirittura scordato che seguivo il tuo blog! Sei ricomparso di soppiatto nel feed peggio della tipa del Vanish quando si materializza alle spalle della mamma (con bambino in braccio) mentre s’incazza per la lavatrice venuta male… eccheccavolo!
    Bentornato, comunque.

    • Quella pubblicità mi manca, ma mi hai fatto venire in mente la pubblicità del Vagisil con la sbarbina che ha un fastidioso prurito…



      INTIMO.

      No, comunque esisto e sono derivabile.

      • Anzitutto, il fatto che tu sia derivabile mi conforta alquanto. Ho una certa avversità per i punti angolosi, ci sbatto sempre il gomito…

        Poi non dirmi che non hai presente il vecchio spot del Vanish???
        C’è questa signora che se ne sta per i fatti suoi in casa sua – hai presente?, mentre i suoi figli che si spetasciano i pantaloni buoni con la pizza da asporto – ma che gli dice il cervello? – e allora lei va lì per dargli sganassoni, ma ecco che… WAAAM!, alle sue spalle sbuca dal nulla ‘sta ragazzetta tutta di rosa vestita, che con tono da spocchiosetta ci dice che tutta ‘sta marechella casca a fagiolo per dimostrare quanto è sburo il Vanish, e voilà gliene mette un bicchierino nel lavandino della cucina (dove per la cronaca la signora teneva a spurgare l’insalata) e SPLASH!, i pantaloni del bamboccio escono perfettamente puliti – e stirati! -, mentre i figli assistono basiti alla scena e la signora annuisce con poca convinzione, come a dire “Ma chi è ‘sta pazza? Meglio assecondarla, va…”. Notevole anche il finale, in cui i bambini chiedono perplessi “Ma ora che si mangia?”, perché la pizza – lo rammento – è spetasciata per terra, e lei per tutta risposta ride come una scema e gli spettina affettuosamente i capelli, senza però fornire alcuna risposta alla legittima istanza dei figli affamati.
        Ecco, il mio sogno è che un giorno la mamma si ribelli e urli alla ragazza rosa: «Ma chi cazzo è lei? Che ci fa in casa mia, chi l’ha fatta entrare??? Gigino, presto, corri a prendere la rivoltella del babbo nel primo cassetto del comodino! Gigetto, chiama il nove-uno-uno, muoviti!!!», e quindi le tiri addosso i pantaloni, la pizza e il Vanish, e poi le spari dalla finestra mentre la ragazzetta fugge in strada e – per combinazione un po’ diabolica – viene investita da un furgone del Dash che passava di lì.
        Se non hai seguito bene, ciucciati il video su iutub: http://www.youtube.com/watch?v=MizslHhYk7Q

        Comunque anche la sceneggiatura del Vagisil è un pezzo di bravura.

      • Aaaah, la ragazza con la maglietta rosa! Tra l’altro, pure carina, se non ricordo male. Se ‘sta tipa apparisse alle spalle così, di soppiatto, nella realtà quotidiana, evoglia a sporcarci le magliette di proposito!

        “pizzesco” non si può sentire. Fucilerei il pubblicitario che se n’è uscito con una stronzata del genere.

  8. Machesseivivo? Grande festa oggi!!!

    L’articolo é stupendo, in genere il Washington Post sguazza come un maiale nella melma quando deve sfotterci, invece la Cheitlin ti ha proprio onorato. Peccato che non abbia citato l’articolo di “Dippiú Tivú”, se non fosse per le barriere linguistiche e culturali l’avrebbe sicuramente apprezzato!

    Ammiro la sinceritá nello scrivere ad alterni, a volte lo scazzo piglia anche me.

    Ed infine, anche io sottovaluto sempre l’effetto del Sole sulle pelli mediterranee stagionate nei paesi nordici… non é giusto, non trovi?

    • È terribile. Ho addirittura tirato fuori scuse del tipo “no, ma tanto sto in acqua”, “no, ma tanto resto all’ombra”. Scuse scadute dal 1994. E noi a sfottere gli inglesi rossi come angurie. Ormai ci fanno in culo, sia in gestione pubblica delle finanze che nelle tintarelle.

  9. Ci rendiamo conto che sulla mia home non è apparao questo articolo? Secondo me era tutta una congiura da parte tua con la complicità di wordpress per farmi fuori dalle tue cerchie. Ho capito che ho il banner che non ti piace più ma non puoi farmi soffrire così! Pensa che per compensare la tua assenza ho dovuto leggere Tiolyno. T’ho detto tutto. 😉 mi sei mancato stronzo.
    Ps. Di new york non me ne frega un cazzo. :p

    • Mi raccomando, non prendere mai il gelato dagli ambulanti che fa venire la diarrea a fischio!

      E credimi, a New York c’è una cronica mancanza di cessi pubblici.

  10. Mancavo pure io sul tuo blog da tanto, quindi non posso fare osservazioni sulla tua dubbia moralità per il solo fatto che non scrivi da due mesi.

    Che dire, un tale concentrato di novità che ho rischiato di annegare.
    Complimenti per il Webdriver qualcosa, che non ho capito nulla, ma essere citati sul Washington Post fa sicuramente piacere. Quella è la cosa più importante. 🙂

    Sapere che la metro di NY è peggio di quella di Roma, mi fa sentire fortunato per quella di Milano e mi chiedo cosa fosse quella di Monaco di Baviera del 1989. Un’opera d’arte pronta per essere usata come sala operatoria, tanto era pulita?

    E poi le foto. Tenendo conto che sono talmente fisionomista che potrei scambiare un canguro con una medusa, noto una tua vaga somiglianza con la mia faccia da schiaffi. Se ti fai crescere pizzetto e baffi sei mio fratello minore. (Diciamo che io ci cascherei.)

    Bentornato! E buone vacanze! (Aspetto la storia d’amore.)

    • Oddio, adesso ho barba e baffi e a mia madre non piaccio. Ma tu, per caso, non hai parentele baresi? No cosí, giusto per…

      La storia d’amore arriva presto. Avevo cominciato a scriverla ma non so ancora come incorniciarla. Peró ci siamo quasi.

      🙂

  11. sarai anche finito sul Washington post, senza nessuna accusa di omicidio, ma non mi puoi trattare così New York… 😦 Su Los Angeles sono d’accordo, fa alquanto schifo… ma NY noooooooo… detto da uno che vive a Bruxelles 😀 😀

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