L’effetto Mayer++

Per la settimana di Pasqua sono tornato a casa. Dieci giorni di ferie sia dal lavoro che dal blog, dediti a un genuino relax: sonni tranquilli, ottimi pasti preparati da mia madre, serie televisive viste senza sosta, birre e risate con gli amici ma soprattutto cagate abbondanti e soddisfacenti. I risultati sono stati così appaganti che mi sono chiesto il perché. Sarà grazie a quella vecchia tazza su cui si è trascorso tanto tempo in gioventù? Sarà per la forma o la temperatura della ceramica? Sarà per la genuinità dell’alimentazione materna, che premia l’attività intestinale? Sarà per il distacco da una vita lavorativa ricca di stress e di impegni? Ci possono essere diversi fattori, ma fra questi fattori ne emerge uno davvero significante.

Tutti sappiamo che quando la natura bussa alla porta del culo, non ci dispiace avere qualcosa da leggere. Non parlo mica dei saggi di Montaigne: stiamo cacando, mica facendo un puzzle con le natiche. Mi riferisco a letture leggere e poco impegnative. C’è chi preferisce le vignette della settimana enigmistica, chi sfoglia il Topolino, chi legge la Gazzetta. Leggere aiuta la defecazione perché ci deconcentra da essa: così facendo convogliamo le risorse del nostro cervello dai gangli della base all’area fecale, quella specializzata nella cagata. Ok, forse l’area fecale non esiste, ma almeno esiste il cosiddetto fenomeno Mariko Aoki per cui una visita in libreria invoglia una visita anche in bagno.


E a quanto pare, anche le poesie di Walt Whitman.

Anch’io preferisco leggere qualcosa. Di solito sfoglio riviste di seconda mano disponibili normalmente in bagno oppure, in assenza di periodici, leggo le composizioni dei detersivi o dei saponi. Lo sapevate che la speciale formula di Duck Power Liquido Igienizzante è stata sviluppata per pulire, igienizzare e rimuovere il calcare lasciando una piacevole sensazione di freschezza e pulito?

La settimana scorsa ho capito che fra i tanti fattori che hanno concorso a farmi cagare con la massima soddisfazione, uno di essi è stato sorprendentemente determinante: l’effetto Mayer++, ossia la lettura della rivista Dipiù. Grazie a un campione di due riviste vecchie di due mesi rovistate nella spazzatura, ho capito che il segreto per una buona attività intestinale non sta nel Bifidus Actiregularis (che tra l’altro non esiste, il nome completo è Bifidobacterium animalis strain DN-173 010), ma nel sano giornalismo italiano rivolto alle fasce d’età oltre i 65 anni, in cui Sandro Mayer è un vero maestro.

I primi effetti Mayer++ si avvertono già nel sommario, in cui il Direttore sorride al lettore con affetto, con fierezza e anche con un bel Yorkshire morto sulla testa. Perché sono dieci anni che Dipiù invade settimanalmente le edicole di tutta Italia e sappiamo benissimo che c’hai la pelata, Direttò. Comunque, quel toupet a forma di nido di allodole le dona tantissimo. Lei è proprio un bel direttore!

È difficile tenere lo sfintere anale serrato quando il Direttore risponde ai lettori nelle prime pagine. Un lettore di Orvieto è stufo delle sue storie su cani amorevoli e cagnette affettuose, e vorrebbe che Sandro Mayer raccontasse un incontro importante della sua vita. Il Direttore è stupito, ma asseconda la richiesta dedicando due colonne a un breve incontro con Indro Montanelli, in cui i due giornalisti hanno parlato, appunto, di cani. Nell’altra rivista, Clarissa chiede a Sandro se la vita di una missionaria è davvero avventurosa come quella di Suor Lucia nella fiction Madre, aiutami. “Se avessi mai immaginato che esistesse un modo così esaltante di vivere, avrei fatto anche io la missionaria”. Eh cara amica, lo sanno tutti che in realtà Tomb Raider 2 descrive una giornata qualunque di una missionaria.

Sfogliando le pagine della rivista, si nota con piacere rettale che gli articoli contengono una quantità esagerata di virgolette. Sia chiaro, non le virgolette per indicare una citazione, un discorso diretto o un titolo, ma quelle metaforiche, per far capire al “lettore” che ci si sta riferendo a “qualcosa” per “evidenziare” una “natura” più “gergale” e meno “letterale”.


Nelle foto, due giornalisti di Dipiù.

Gli articoli offrono tantissimi spunti su cui aggrapparsi per spingere giù le feci più dure: dal sindaco “benefattore” che rinuncia allo stipendio per finanziare la mensa della scuola a Matteo Renzi che ha trovato l’amore della sua vita dopo aver partecipato come concorrente alla Ruota della Fortuna. Dal principe Felipe che non va più d’accordo con sua moglie Letizia a Michelle Obama che fa grandi “scenate” al marito anche in pubblico. Da Rocco Casalino che è in guerra con Daria Bignardi ai vip che si svegliano prestissimo, come la Bianchetti che si sveglia alle sei tutti i giorni.

sticazzi

Non dimentichiamo che Dipiù affronta anche la cronaca nera. Ad esempio, analizza nuovamente il caso di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, chiedendo a una giuria di diciotto vip se i due sono colpevoli di omicidio. Ben undici vip, tra cui Rocco Siffredi, sono convinti della loro colpevolezza. Quattro sono dubbiosi, inclusi Alda D’Eusanio e Vittorio Sgarbi. Solo tre persone si dichiarano innocentisti: Iva Zanicchi, Luca Giurato e Garrison. Sebbene il secondo sia un noto esperto di diritto penale internazionale, non dovete nemmeno dimenticare che Garrison è un noto maestro di criminologia acrobatica.

garrison
Amanda è innocente perché ha vinto la prova di ballo!

E a proposito di danza, non dimentichiamo le ricette di cucina di Simone Di Pasquale, lo storico maestro di danza di Ballando con le Stelle che ha bisogno di mangiare molta pasta, perché gli dà il giusto “carburante” per il fisico. Infatti, con addosso una splendida giacca di velluto blu, il maestro ci mostra i suoi piatti preferiti: mezze maniche alla gricia, fusilli alla carbonara e tranci di salmone al cartoccio, tutte ricette personalizzate da Simone Di Pasquale in persona.

In tutto questo, anche le pubblicità sono calibrate verso una categoria di lettori over50: pubblicità di prestiti, di detersivi (fra cui una con Carolina Kostner che ringrazia la madre per la Procter & Gamble), di medicine per la tosse, cartomanti e offerte di crociere, ma soprattutto la top 3:

3) L’immancabile colonna dedicata ai montascale, con nonnini felici che adesso possono salire le scale in meno di 45 minuti;
2) Una pagina intera dedicata ai prodotti per la cura dei piedi, come le gocce che riducono il dolore, aiutano la cicatrizzazione e che proteggono le ragadi, impedendone la riapertura. Senza dimenticare la gamma di prodotti per il trattamento e la prevenzione dell’onicomicosi;
1) La réclame che si rivolge immediatamente ai lettori: Emorroidi? Ragadi anali? La soluzione ai vostri problemi è nella nostra pomatina.

La delizia anale arriva con le rubriche settimanali. Prima di tutto, con la posta di Federico Moccia. La rubrica per i giovani, ma che anche i genitori dovrebbero leggere. Lo spazio curato dallo “scrittore più amato dalle nuove generazioni” (lui eh, mica Stephanie Meyer, George Martin, J. K. Rowling e compagnia bella). Moccia è lì, in alto a destra, con quel suo bel cappellino, quel mezzo sorriso e quell’espressione da benzinaio mentre ti dà il resto. Federico lo scrittore amico risponde a lettere che sembrano pagine estratte a caso dai romanzi Harmony.
A essere proprio sinceri, dubito che degli adolescenti possano scrivere delle lettere così romanzate. Se a quattordici anni avessi scritto una lettera a Federico Moccia, la qualità dell’elaborato sarebbe stata più o meno questa:

“Federico, in classe c’è la mia amica Pasqua ke ha le tette grosse, ma anke la mia amica Carmela ke ha un bel culo. Tu ks preferisci, le tette o il culo?”

Invece c’è la storia di Valerio, fidanzato da un anno ma che ha tradito la ragazza due volte con una prostituta, fermandosi però ai preliminari. Mentre Federico Moccia attacca un pippone sulla vendetta, io sarei stato molto più immediato: “Caro Valerio, tu sei coglione tre volte, sia perché hai tradito la tua fidanzata, che ora vuole vendicarsi scopandosi una squadra di Rugby, sia perché hai pagato per due volte una battona senza farci niente”.

Cinque pagine dopo arriva il grande avversario di Federico Moccia nella rubrica sui problemi di cuore: il Professor Francesco Alberoni con la sua posta dell’amore. Con la sua foto del 1956, il Professore ricorda ai lettori che “amare significa anche sapere ascoltare il partner”. Altrimenti si tromba sordi.

Paolo Crepet invece ha una doppia personalità: se indossa una camicia verde, allora offre i consigli per la famiglia, se indossa la camicia a righe blu, allora dispensa consigli sui sogni. Mentre il Crepet verde offre consigli importanti, facendo notare che il supporto psicologico di nonni, zii e cugini è indispensabile per crescere un figlio, il Crepet blu offre interpretazioni analitiche impensabili, come “nei sogni il vuoto è l’incertezza”. Ma come avrà fatto a capire una similitudine subconscia così pindarica? Inoltre, suggerisce a una lettrice che “I carabinieri sono la giustizia in sogno”. Appunto, su quelli reali abbiamo ancora dei dubbi.

Stimoli intensissimi ci vengono offerti dalla rubrica sulla salute, in cui un medico spiega come prevenire i disturbi dell’inverno. Dolori da freddo? “Indossate la maglietta della salute”. Dopo aver resistito per tutte queste pagine, con questo titolo è impossibile trattenere il primo, grande stronzone della vostra cagata perfetta. E ancora: «anche mangiare piccante “scalda”», con virtuosismi ortografici di virgolette. E flop! Triplo carpiato con avvitamento del secondo stronzo, che entra in acqua senza spruzzi.

Poiché non c’è due senza tre, il compito di terminare l’opera fecale con un terzo rilascio finale spetta alla rubrica linguistica, che insegna quando il nuovo italiano è corretto e quando non lo è, chiarendo i dubbi dei lettori sui modi di dire usati dalle nuove generazioni. Per esempio, cosa significa “mi piace un botto” oppure “gufare” o ancora “un casino”. Ma fra le spiegazioni c’è anche un avvertimento: “Attenti: ora “negro” è una brutta parola” (solo ora?) L’avvertimento fa riferimento a una lettera di Mario da Roma, che subito mette le mani avanti precisando che ha settanta anni. Mario racconta che la sua nipotina le ha presentato un amico di origine africana e lui ha usato la parola “negro” riferito al colore della sua pelle. La nipotina lo ha corretto subito e il povero Mario è rimasto mortificato, ma anche stupito, perché quando era giovane tutti dicevano “il grande leader negro Martin Luther King” e “il grande pugile negro Cassius Clay”. Spero per Sandro Mayer che Spike Lee non legga mai una rivista di Dipiù.

Adesso potete finalmente alzarvi dalla tazza e ammirare i risultati. Guardate quanta ne avete fatta. Ammiratene la forma e la dimensione. È davvero tanta cacca. È davvero Dipiù.

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Piesse: Ringrazio la mia amica Anna Lucia per la battuta finale.

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110 thoughts on “L’effetto Mayer++

  1. Moccia indossa lo stesso cappello da quando frequento la terza media. Considerando che sono al quarto anno di università, due domande me le farei.
    E comunque, viva il giornalismo made in Italy.

  2. “Greta. Sordomuta dalla nascita e punita dal destino ha ricevuto un dono, il riconoscere qualsiasi situazione affettiva tramite l’analisi della specchiatura della data di nascita. Potente Fata dell’Amore Greta vede ogni problema e individuato risolverà anche a distanza. Parla con il suo assistente e figlio (Filippo) e otterrai ogni risposta”
    Dalla pagina degli annunci pseudo astrologici del supplemento zodiacale di DiPIù

  3. Però almeno, da quello che racconti, Dipiù parla di persone della cui esistenza sono almeno vagamente a conoscenza. Questa settimana in una sala d’aspetto ho preso in mano un Visto e, tra tutti gli articoli (anzi, “articoli”), ce n’era solo uno su un personaggio a me non ignoto. Tutti gli altri nomi potevano essere stati scelti a caso dall’elenco telefonico di Pignataro Maggiore del 1978, e sarebbe stato lo stesso per me.
    Comunque ti devo confessare che anche mia nonna usa la parola “negro” per dire “di colore”, senza intenti offensivi. Evidentemente quel numero di Dipiù se l’è perso.

    • Stavo appunto discutendo su quell’aggettivo, che è stato soggetto a una demonizzazione con gli anni. So che c’è gente che non è ancora consapevole della sua evoluzione, ma ho trovato troppo comico il messaggio diretto del titolo e la storia del nonnino settantenne che cita pure gli esempi di Cassius Clay e Martin Luther King. Ma dobbiamo ancora ricordarlo nel 2014 nella rubrica di un settimanale?

      • eppure quando sento “di colore” le mie narici fremono per il ficcante odore di vernice,magri nn è razzista ma fa tanto cagare

  4. guarda. soffro di stitichezza. ho provato di tutto, da falqui alle compresse effervescenti, alle rape bollite, al semolino, al prezzemolino e al bifidus. Ma se la soluzione è una semplice rivista, vado subito ad abbonarmi!

    Per la cronaca, ho scritto una volta a Federico Moccia. La mia lettera purtroppo non parlava di sesso, ragion per cui lui non mi ha mai risposto e credo, l’abbia strappata prima ancora di pensarci su. se al posto della mia firma avessi usato uno pseudonimo tipo Tinta Braz allora….. ci avrebbe fatto una serie televisiva!

  5. Corro a rovistare nel cassonetto della carta alla ricerca di un Dipiù! Io di solito faccio dei kakuro, che (sarà per l’assonanza?) funzionano bene allo scopo cagata, però il “triplo carpiato con avvitamento” rimane inarrivabile.
    Soprattutto grazie per avermi fatto scoprire il fenomeno Mariko Aoki!! 🙂

  6. A sostegno della tua tesi:

    – mio padre va spesso in bagno portandosi dietro DiPiù, ed è di una regolarità imbarazzante;
    – appena ho letto il nome di Mayer ho avvertito un discreto stimolo, e penso che subito dopo la pubblicazione di questo commento abbandonerò la postazione per qualche minuto.

    Non so se hai sentito, ma ora in edicola c’è anche “Il mio Papa” (http://www.miopapa.it/). Una recensione giornalistico-escrementizia per il Papa, no?

    ps: so che te l’ho già detto, ma ripeto: sei un eroe. E anche Mariko Aoki lo è, direi.

  7. Ma chi, chi non ha letto la composizione di detersivi e saponi mentre era in bagno?
    E, soprattutto, dopo questa tua arguta recensione… Chi non continuerà a preferirli a DiPiu?!

  8. Io ti stimo, fratello. Anch’io occasionalmente prendo in mano Di Più. Come quasi tutte le donne, lo faccio dal parrucchiere per ingannare l’attesa (per quanto va detto che dall’avvento degli smartphone anche questa è una dipendenza di cui mi sto liberando. Chattare su FB mentre aspetti che ti chiamino per la piega, rispetto a leggere Di Più, è un’esperienza con uno spessore culturale quasi equiparabile alla lettura de ‘I Fratelli Karamazov’). Lo sfoglio dal parrucchiere, dicevo. Ma non mi è mai, dico mai riuscito di leggere gli articoli. Non riesco ad andare oltre le didascalie delle immagini, perché poi scatta subito il conato.

    • Francamente, leggere gli articoli credo sia impossibile. Per questo usano le virgolette, e i titoli. Giá gli orribili fotoritocchi fanno venire la diarrea. E non ho parlato dei poster! 🙂

  9. Anche io quando torno a casa sfoglio “Dippiú”, é un acquisto regolare di mia madre e per l’alto contenuto di fesserie, 1 euro é un prezzo modesto.

    Mi ha sempre colpito la mediocritá della copertina, con i contorni dei vips chiaramente Photoshoppati in malo modo. Dedico sempre qualche minute alla “Pagella delle Star” con un imperdibile Mayer versione avvocato delle cause perse, e rido un sacco chiedendomi se ci sono davvero persone che ritagliano gli autografi dei vips (magari potrebbero raccomandare ai lettori di usare le forbici dalla punta arrotondata)!

    La posta di Moccia é chiaramente revisionata dagli autori, quando leggo “ho una simpatia per la mia compagna di classe” mi sembra di sentire mia nonna quando mi chiedeva se ero fidanzata alle medie. Da qui deduco la necessitá di tradurre il linguaggiogggiovane ai lettori medi…

  10. Non ho mai preso in mano Dipiù in vita mia.
    Nella mia famiglia (di origine) son tutti tendenzialmente diarroici. Ecco spiegato l’arcano!
    Mio figlio anche.
    Io combatto la stipsi col magnesio, al bisogno… Dovrò fare tesoro di questa tua disquisizione… e lo dirò ai proctologi con cui lavoro.
    In caso fatti dare una percentuale da Mayer!

    (a leggere l’articolo sembra che tu sia rimasto sulla tazza un’oretta… mammina cucina davvero bene, eh?)

    E comunque il mio capo dice “chi non piscia piscerà, ma chi non caga muore” quindi Mayer si potrebbe considerare un benefattore dell’umanità.

    • Eeeeeeh, non per vantarmi, ma mamma cucina davvero bene. Quando le ho detto che dalle ultime analisi del sangue avevo una deficienza di vitamina D, mi ha fatto subito trovare portate e portate di legumi, quindi ho avuto tempo di assiomatizzare il settimanale bene bene.

      Comunque la massima del tuo capo é memorabile. 🙂

  11. Con la dipartita delle mie nonnine, è scomparsa da anni la pila di riviste trash che giaceva nel bagno della casa di famiglia. Grazie alla tua sperimentazione posso collegare l’insorgere della mia stitichezza non solo a fattori psicologici, ma anche a fattori fisici. Per i primi scriverò al bellissimo direttore confidando in una risposta risolutoria. Per i secondi, corro subito in edicola.
    PS – In nome dello spirito scientifico che pare accomunarci, ti segnalo che conosco almeno due casi non giapponesi del fenomeno Mariko Aoki.
    PS2 – Dipiù fa sicuramente cagare, ma il tuo post (e relativi commenti) mi ha risollevato l’umore in una giornata di merda.

  12. Che fortuna, però, essere un po’ stitici! Io non sono mai riuscita a leggere Dipiù, purtroppo, perché non appena provo ad aprire la copertina mi svuoto completamente. Ancor prima di vedere il nido di allodole, mannaggia.

    • Enno! Non si fa così! Devi trattenerla un po’ per poi lasciarla andare in tutta la sua forza non appena arrivi almeno ai commenti delle fiction di Platinette. La merda è un piacere, se non è un piacere che merda è?

      • Allora, senti. Ho seguito il tuo consiglio. E per non rischiare l’ho fatto in un momento in cui non provavo alcuno stimolo. Ho passato indenne la foto dello yorkshire morto e resistito stoicamente a tutte le lettere del direttore. Ho sudato freddo sui dettagli della vita privata di personaggi che non ho mai sentito nominare e trattenuto con tutte le mie forze sulle cucchiaiate di melassa mocciana. Arrivata alla camicia verde di Crepet non ho più potuto resistere e l’ho lasciata andare in tutta la sua forza proprio come mi hai detto di fare tu, provando un piacere davvero ineguagliabile di cui ti ringrazio infinitamente.
        Solo che ero da parrucchiere.

  13. Madonna!!! Ora, lasciamo un attimo perdere Dipiù (il parrucchino di Meyer dovrebbe essere vietato dalla Convenzione di Ginevra, che poi… Maccheccazzo ti metti il parrucchino a 70 anni!?!?!? Che sei sempre stato calvo come Kojak!!!) ma sai che anch’io, quando vado a casa dai miei, Dipiù o non Dipiù, mollo giù delle cagate olimpiche? E’ come se ci fosse ancora un legame, il sentimento di “casa”, un posto dove nessuno ti farà del male, dove ti rilassi del tutto… E giù roba!!!
    Ora scendo un attimo a comprarmi tutte le riviste dirette da Meyer. Ho in tasca 80 euri, basteranno?

    • Secondo me con 80 puoi farti un bell’abbonamento annuale, con megaposter della redazione di Dipíu, l’inserto Dipiú TV con i palinsesti delle reti nazionali e mediaset, qualche invenduto di Sandro Mayer, tipo cuccioli nel vento e la grande storia della bibbia, e forse ci scatta anche una citazione nel prossimo editoriale del direttore, purché tu abbia un cane su cui ricamarci una storia di amore e fedeltá. Mica cazzi.

  14. Ma a te non si indolenziscono/informicolano le gambe a stare troppo sulla tazza? Io non riesco a leggere oltre i detersivi in bagno. (Interessante anche sapere dove si fa cosa, che si scopre che la marca X e la Y a volte sono la stessa cosa venduta a prezzi diversi.)

    Per fortuna non ho bisogno di riviste per i bisogni fisiologici. A me la fretta, unita a qualcosa che *devo* fare ma non ho voglia di fare fa un effetto immediato. Mattina prima del lavoro (fretta + cosa che si deve fare): la prima. Al lavoro, al primo problema: la seconda. Come minimo.

    (Quando c’era la moglie in casa avevamo “La professione”, rivista dal titolo ambiguo dell’ENPAM (l’INPS dei medici). Effetto immediato.)

    • Massì, l’indolenzimento è un fenomeno naturale che ti suggerisce di non leggere gli articoli della rivista, ma di sfogliarli e basta, e di soffermarti ai titoli.

      Però mi devi spiegare ‘sta cosa: perché non hai voglia di farla? Non c’è cosa più divina di cagare la mattina!

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