“Elevato alla Speranza” – la nuova, grande fiction televisiva

28 Marzo 2014. I responsabili di una nota rete televisiva vogliono inserire un prodotto nuovo nel palinsesto. La produzione invita lo sceneggiatore Cosimo Cairoli, per presentare alla direzione la sua idea per una nuova fiction.

“Signori, abbiamo una storia spettacolare. Basta commissari e preti, basta forze dell’ordine, dobbiamo concentrarci sulla gioventù, sui ragazzi, sui figli. Ce lo chiede l’Europa. E io so cosa fa al caso vostro: la fantastica storia di Gabriele Cirulli”.

Gabriele Cirulli è un ragazzo di 19 anni di Gorizia, sviluppatore web autodidatta, che ha recentemente pubblicato sul web il gioco-tormentone 2048.

“Signori, qui abbiamo il nuovo John Nash. Guardate che bel ragazzetto: faccia pulita, occhio buono, taglio di capelli garbato, un volto innocente. Propongo una fiction biografica che ripercorra la sua infanzia e la sua adolescenza, il colpo di genio con il giochino 2048 e un eccitante futuro professionale per questo ragazzo di diciannove anni, una storia che potrebbe ispirare i ragazzi della sua generazione!”

I dirigenti e i produttori sembrano dubbiosi.

“Non male… non male… c’è una base di lavoro, sebbene ci siano diversi elementi da chiarire. Per esempio, ha già un titolo in mente?”

Cairoli è entusiasta: “il titolo è… la potenza di due!”

L’entusiasmo non è ricambiato. “Scusi, ma due chi?”

Cairoli spiega: “Guardi, è un gioco di parole, perché nel gioco bisogna… diciamo… unire tante caselline fino a raggiungere il 2048, ossia due elevato alla undicesima… capite… la potenza di due… l’elevamento a potenza… matematica…”

Il direttore sorride: “Aaaah, le potenze… calcoli impossibili… due alla undicesima! Numeri enormi e inutili! Pensate, quando ero ragazzo avevo la media del quattro in matematica, più che altro perché durante le lezioni disegnavo le zinnone sul quaderno, belle tonde tonde!”


(direttamente dal quaderno del direttore)

L’argomento “zinne” apre una parentesi di abbandono ai ricordi: “Io le disegnavo con il compasso, così uscivano perfettamente tonde!” specifica un responsabile di produzione. “Ricordo quella topa della Sabrina, disegnavo sempre le sue grosse bombe!” racconta l’assistente ai palinsesti. La direzione riprende in mano la discussione, poiché rischia di deviare troppo verso dolci ricordi passati.

“Che belle le tette… comunque Dott. Cairoli, ci sono degli elementi che non vanno bene. Per esempio “la potenza di due” è un titolo presuntuoso e poco adatto alle famiglie. L’elevamento a potenza è una fanfaronata con cui è difficile simpatizzare. Che è ‘sta pretesa di elevarsi a potenza? Chi cazzo si crede di essere, Briatore? No, no… alle famiglie italiane non piacciono le storie di successo, perché poi rosicano e cambiano canale. Le famiglie si devono identificare con i protagonisti. Dott. Cairoli, lei sa meglio di me che le storie adatte alle famiglie trasmettono un messaggio di speranza. Ecco: speranza! Altro che elevamento a potenza, ai soldi e ai mignottoni, questo… Gabriele, giusto? Ecco, Gabriele deve elevarsi alla speranza”.

Il responsabile di produzione si alza in piedi, entusiasta: “Elevato alla speranza! Elevato alla speranza! È un titolo perfetto!”. Applausi, consensi, pacche sulla schiena e complimenti. Cosimo Cairoli si rassegna. Ormai, dopo anni di sceneggiature per la televisione, ha imparato ad accettare molti compromessi artistici.

“Un’altra cosa” specifica il direttore: “Questo ragazzo ha 19 anni. Non va bene. Questa dev’essere una fiction di formazione, di crescita adolescenziale, perché sappiamo che l’adolescenza è un periodo difficile per i genitori e noi puntiamo all’identificazione degli spettatori con i protagonisti. No, Gabriele Cirulli deve avere 14 anni: amore fra i banchi di scuola, i compiti a casa, gli scazzi con il papà, motorino sì motorino no, il primo bacio, i professori, il gioco della bottiglia, la domenica dal parroco… ecco, questi sono gli ingredienti che fanno grande la fiction italiana! Protagonista quattordicenne, sia chiaro!”

Cairoli suda freddo. Passi il nuovo titolo, ma regredire un diciannovenne al primo superiore è una richiesta un po’ impegnativa, che lo obbliga a escogitare un ingegnoso artificio biografico. “Scusate, diciamo che sul protagonista quattordicenne ci posso lavorare, ma voi avete già in mente un nome per il ruolo del piccolo Gabriele?”

Nella sala riunioni non si sente volare una mosca. Tutti i presenti sono totalmente assorti nei loro pensieri, alla ricerca del nome adatto. Dopo cinque minuti di silenzio improduttivo si percepisce un suono lontano, costante e quasi tribale. Una grancassa che si fa sempre più vicina e che diventa finalmente distinguibile:

GAAAR… KO. GAAAR… KO. GAAAR… KO. GAAAR… KO.

Il direttore della rete è in estasi e comincia a ballare la Haka sul tavolo. Anche i responsabili di produzione battono i pugni sul tavolo, guidati dallo stesso ritmo febbrile.

GAAAR… KO. GAAAR… KO. GAAAR… KO. GAAAR… KO.

Solo Cosimo Cairoli non riesce a capire cosa stia succedendo.

GAAAR… KO. GAAAR… KO. GAAAR… KO. GAAAR… KO.

“Ehm… scusate…”

GAAAR… KO. GAAAR… KO. GAAAR… KO. GAAAR… KO.

“AHEM… Scusateee…”

GAAAR… KO. GAAAR… KO. GAAAR… KO. GAAAR… KO.

“SCUSAAAATEEEE!”

GAAAR…???

“Perdonatemi ma Gabriel Garko ha quarant’anni ed è alto quanto un corazziere. Mi spiegate come fa a interpretare il piccolo Gabriele Cirulli di anni 14?”

La perplessità domina la sala riunioni per un quarto d’ora abbondante, intervallata da inutili tentativi di soluzione: “E se? …no”, “E se invece facessimo? …no”. Tutt’a un tratto il Dott. Calembrini, assistente alla produzione, ha un’idea geniale.

“Ce l’ho! Prospettive e inquadrature! Gabriel Garko sembrerà più piccolo con un gioco di prospettive! Lo stesso trucco che usava Peter Jackson per far apparire gli Hobbit più piccoli! Basta costruire dei banchi di scuola deformi e allungati e vedrete come confondiamo Gabriel Garko fra i ragazzi! Un po’ di trucco e lo facciamo pure diventare brufoloso!”

Solo per questa idea, il Dott. Calembrini ha ricevuto complimenti come “Gran Maestro delle Geometrie”, “La giovane stella del pragmatismo italiano” ma soprattutto “La sinergia fatta a uomo”. Al Dott. Cairoli, colpevole solo di essere un po’ scettico, bestemmie, offese personali e considerazioni volgari sulla sua professione e anche su quella di sua madre.

“Senta lei, sì, Cairolo, dico a lei, non si permetta mai più di metterci in difficoltà e pensi al suo lavoro di sceneggiatore, che alla regia e ai costumi ci pensiamo noi. Anzi, prenda carta e penna e scriva le nostre idee di sceneggiatura, visto che la sua professione ha la stessa utilità di un barattolo di sottaceti nel portaoggetti di una BMW. Allora, questo Cirulli ha bisogno di una amica del cuore di cui si innamorerà. Idee?”

I responsabili di rete propongono Margot Sikabonyi: “è bellina, è caruccia ed è perfetta per il ruolo di una quattordicenne acqua e sapone”. Il direttore è d’accordo, ma ha qualche riserva. “sì… ma non è abbastanza fregna”.

La produzione propone la Mastronardi: “è caruccia, è moretta e stando alle ultime analisi del centro studi Biscottina, ha un coefficiente di 7.2, più alto del 6.8 della Sikabonyi”. “Sembra una buona idea…” replica il direttore, ancora non del tutto convinto.

Il direttore ha un’idea che convince tutti: Cristiana Capotondi: “Bella, brava e rossa malpelo! E a tutti gli uomini piaccion le rosse! È perfetta per questo ruolo”. Anche i dati confermano: 8.1 di coefficiente Biscottina. Cairoli non può trattenersi dal fare una domanda: “Scusate, ma ci stiamo preoccupando così tanto di fare una fiction per famiglie, e poi scegliamo gli attori in base a questi criteri?”. Il direttore replica secco: “appunto. È una scelta perfetta per le famiglie. Garko inumidisce le mamme e la Capotondi attizza i papà. Lei scriva, scriva!”


Il centro studi Biscottina ci azzecca sempre, eh!

Anche la storia del piccolo Gabriele Cirulli necessita di un antagonista. “Sarà il professore di matematica!” sostiene a gran voce il direttore. “Le scienze non piacciono agli italiani, sono viste con sospetto, sono meschine, fredde e crudeli. Il progresso è una superstizione e porta sulla cattiva strada”. Cairoli si ribella: “ma il giochino 2048 si fonda sulla matematica!”. Il direttore, stranamente, accetta la critica dello sceneggiatore.

“E qui lei ha ragione. Il professore di matematica lo aiuterà a sviluppare il gioco e a guidarlo verso la strada del successo sul web proprio come Lucignolo: donne, discoteche, alcool, eccessi, tutto ciò che un ragazzo può desiderare. Queste esuberanze lo allontaneranno dalla famiglia e dagli affetti, soprattutto dalla Capotondi che non lo riconoscerà più. Il professore di matematica cattivo e tentatore potrebbe essere un personaggio per… Luca Ward. Sì, sarà lui il cattivo della serie”.


Bravo, Gabriele, studia l’XML e avrai tonnellate di gnocca ai tuoi piedi!

Cairoli è esausto. “E mi faccia capire… chi sarebbe il professore buono?”

“Ovviamente il professore di religione, il parroco buono e simpatico che gli insegnerà i sani valori cattolici, che gli farà capire che l’informatica, la matematica e le tecnologie lo hanno deviato verso il dubbio e la disumanità, e che lo riporterà sulla via della fede e dell’umiltà. Abbiamo bisogno di un attore pacioccone… contattate Battiston”.


Gabriele, lo sai che i farisei erano un po’ i programmatori web del passato?

Per Cosimo Cairoli questa riunione è un disastro professionale. Voleva raccontare la storia di successo di uno sviluppatore web in una fiction per la televisione, mentre adesso è obbligato a scrivere una sceneggiatura in cui Gabriel Garko ha 14 anni ed è innamorato della Capotondi, ma è anche influenzato dal lato perverso della programmazione web, per colpa del perfido Luca Ward, e alla fine torna a essere una persona buona e umile grazie ai saggi insegnamenti cattolici ricevuti da Giuseppe Battiston. Non ha più parole, se non per chiedere “C’è altro?”

“Ma lei che razza di sceneggiatore è se non pensa a un finale?!? Ma guarda questo, guarda”. Il direttore ormai è ispiratissimo. “Cinque anni dopo, il piccolo Gabriele si diploma. È arrivato il momento di scegliere fra la vita di eccessi di un informatico e l’umiltà cristiana. Si rivolge alla Capotondi e le confessa il suo amore eterno, ma specificando che è più un amore spirituale, che è più innamorato della sua anima. Perché Gabriele decide di diventare prete”.

“Nell’inquadratura finale, lo spettatore vede il protagonista camminare verso l’orizzonte, sotto un bellissimo cielo celeste in cui appare Papa Francesco, che sarà il suo spirito guida verso un destino benedetto. Fine.”


Hai fatto la scelta giusta, piccolo Gabriele!

I responsabili di produzione e i dirigenti di rete sono commossi. Inspiegabilmente, anche Cosimo Cairoli piange.

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54 thoughts on ““Elevato alla Speranza” – la nuova, grande fiction televisiva

  1. Devi avere almeno almeno un quoziente pari a 9.2 tramezzini!
    Ma va dai, è stupendo questo racconto, sono piegata in due dalle risate. Soprattutto perchè Maria di un medico in famiglia non è abbastanza fregna!

  2. Io seguirei la Capotondi… e Battiston mi garba visto che ha fatto il ruolo dell’ubriacone impenitente in Zoran (per me è SI). Perciò grande 21 ed una sceneggiatura con i fiocchi… vedo già massaie, donne, uomini, animali e via dicendo che si accalcano davanti alla TV per seguirla.
    Sfortuna che non ho la Televisione…

      • Guarda, non lo so… già il fatto che il Terminus abbia dentro una tizia mezza hippy mi fa venire il mal di mare…
        Spero in qualcosa di decente… almeno da traghettarmi alla quinta stagione sereno..

      • Niente speranze, resta neutro. NEUTRO. Fidati, Firesidechats e Seeemilyplay hanno visto dal vivo la mia reazione al finale.

      • Mai sentita l’espressione “a stare”… eheheh… starò relax… ma adesso mi hai fatto salire la scimmia sul perché devo stare sciallo e sono ansioso di vedere… dannazione..

      • Fortuna che mi hai detto di restare sciallo vah.. mi è rimasta la carogna appiccata sulla gola. Puntata violenta, ma tutto sommato piatta per gli aspetti tipici di TWD… boh, interessante, ma l’uso del flashback era snervante…
        de dio… no così… devo aspettare mesi per sapere come vanno avanti adesso ahahah

      • Nel blog di Firesidechats siamo ancora alle prese con l’elaborazione della frase finale di Rick. Dai, ricordati che non sei solo. Possiamo farcela.

    • Devi sapere che Bruxelles è italiana di fatto, e anche qui ho conosciuto immigrati italiani che non si perdevano una puntata di “tutti pazzi per amore”. Sul serio, capisco la nostalgia per la pizza, ma la nostalgia per la fiction anche mai.

      • Sì, ma io sto in Italia e riesco a ignorare certi obbrobri XD
        Forse è come quando manco dalla Cina per un po’ e mi prende una gran voglia di tè verde, che poi appena torno e lo bevo mi ricordo che in realtà mi fa schifo.

      • Può darsi, anche se a me il té verde lipton non mi dispiace, mi disseta e mi da quel friz che mi fa sentire più sparagnaz.

    • Il direttore ci ha pensato, anche perché i risultati del coefficiente biscottina salgono a 9.06, ma Gabriele Cirulli è di Gorizia. Se Gabriele avesse frequentato l’istituto tecnico a Rebibbia, allora sí che sarebbe stata presa in considerazione!

  3. Complimenti davvero. Un racconto Borisiano data la tematica. Purtroppo per capire chi fossero gli attori citati ho dovuto cercarli, ma questa è colpa mia, non è una mancanza della storia =)

  4. Muoio dal ridere e mi sento meno sola nella frustrazione lavorativa, non so quanto possa essere consolatorio per Cosimo Cairoli. E poi….Garko, la Capotondi…forse ti manderò un invito per la nostra annuale festa aziendale!

  5. Pingback: Il coefficiente Biscottina, ossia la grande scoperta del Prof. Asinelle | Ventuno su 21

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