Ciclo belga: Il Manneken Rim

Con questo articolo inauguro una nuova rubrica del blog, il ciclo belga. Sì, anche 21 ha il ciclo e di tanto in tanto sfornerà un articolo sugli aspetti più bizzarri di Bruxelles, città in cui vive da un anno e quattro mesi.

Perché Bruxelles è strana. È una capitale un po’ del cazzo, difficile da descrivere. Qualcuno potrebbe trovarla carina, qualcun altro insignificante. Per me è una capitale europea sotto la pari: non è Londra, non è Amsterdam, non è Parigi, non è Roma e non è Berlino. Aprendo una similitudine calcistica, Bruxelles è l’equivalente urbano dell’Atalanta (e porgo le mie scuse ai tifosi dell’Atalanta, in realtà il calcio non me lo cago manco di striscio, ma nei miei ricordi è una squadra di metà classifica e i miei cugini romani mi esortavano a disprezzare Mondonico).

Bruxelles è una capitale un po’ fredda ma che offre certi vantaggi, tipo la varietà di ristoranti di tutti i tipi, tanta gente da tutto il mondo, una metropolitana e una buona posizione geografica per visitare altri posti in Europa. Allo stesso tempo è una città che ha scimmiottato le altre capitali europee senza successo, commettendo tutta una serie di scelte sbagliate.

Per esempio, il suo simbolo: il Manneken Pis, il celebre bimbo che piscia. Inizialmente pensavo che fosse un bambino gigante che pisciava cascate d’acqua su una fontana bellissima e ricca di fiori. In realtà, è un bimbo di bronzo di cinquanta centimetri che piscia su un angolo di strada. Per la mia ragazza, è un simbolo bello nella sua umiltà
senza pretese. Appunto per questo fa cagare.


Capite le mie aspettative, adesso?

Oppure prendiamo l’Atomium, l’enorme cristallo di ferro costruito nel 1958 che strizza l’occhio alla Tour Eiffel. Sebbene i due monumenti rappresentino i progressi scientifici dell’umanità, l’Atomium commemora anche la fisica nucleare e l’energia atomica: risultati importantissimi per la storia moderna, ma certamente non rasserenanti.


A nessuno verrebbe da dire “Viva l’atomo!”

Per non parlare del fatto che Bruxelles ospita le istituzioni europee: la Commissione Europea, il Consiglio Europeo, una sede del Parlamento Europeo, agenzie, comitati e altri enti. Organismi che hanno come missione l’instaurazione di un’Europa unita ma che sono situati in Belgio, ossia in un paese federalmente diviso in due metà, la Vallonia e le Fiandre, popolato da gente che parla due lingue diverse e che non si sopporta a vicenda. Tra l’altro, Bruxelles è una provincia ibrida: circondata dalle Fiandre ma quasi del tutto francofona perché nell’ottocento parlare francese era troppo trendy. Appunto, nell’ottocento.

Ricapitolando: Bruxelles è una metropoli modesta, dai simboli un po’ scarsi, capitale di una nazione spaccata in due ma che ospita le istituzioni che lavorano per un’Europa unita. Per più di un anno non riuscivo a capire questa successione di elementi così contrastanti, finché non ho capito la soluzione quattro settimane fa mentre andavo a lavoro. È davvero incredibile: fra Belgio, Unione Europea, Manneken Pis e Atomium esiste una connessione logica che spiega tutto.

Per capire questa connessione, dobbiamo tornare un po’ indietro nel tempo, ossia alle origini della leggenda del Manneken Pis. Secondo la versione più famosa, il bimbo che piscia rappresenta il conte Goffredo III di Lovanio, langravio di Brabante, succeduto al padre Goffredo II quando era ancora un poppante. Approfittando della natura paffutella del loro sovrano, alcune famiglie della città di Grimbergen vollero rendersi indipendenti dal vassallaggio, scatenando una guerra che durò dal 1141 fino al 1156.

Nel 1142 l’esercito di Goffredo affrontò le truppe di Grimbergen sul campo di battaglia e a quanto pare anche il piccolo sovrano prese parte alla lotta: il bimbo venne messo in un cestino, appeso a un albero e secondo la leggenda urinò sulle truppe nemiche, che vennero sconfitte. Questa leggenda fa acqua (e piscio) da tutte le parti, perché sarebbe stato troppo rischioso portare un sovrano bambino in battaglia. A meno che…

A meno che il piccolo Goffredo non sia stato l’arma vincente. Perché quel giorno non era piccolo, ma gigantesco. Un bambino enorme pisciò sull’esercito nemico con la forza di uno tsunami, sbaragliando la formazione degli avversari, disgustandoli e facendoli scappare via da quella stregoneria. Una forza misteriosa aveva trasformato Goffredo in un’arma da guerra gattonante.


Goffredo, metti a terra il soldato, non fare storie!

Torniamo ai tempi moderni. È il 1951. Dopo la seconda guerra mondiale, sei stati decidono di avviare una cooperazione economica che darà vita alla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Sei anni dopo, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio darà vita all’EURATOM e alla Comunità Economica Europea. Diversi istituti della CEE verranno situati a Bruxelles, che de facto diventa la capitale delle istituzioni europee. E guarda caso, nel 1958 viene costruito l’Atomium. Coincidenze?

Non credo proprio, perché in realtà Bruxelles ospita la più potente arma militare del vecchio continente: il Manneken Rim. L’ingegneria bellica belga è riuscita a riprodurre artificialmente la stessa forza misteriosa che rese il piccolo Goffredo un bambino enorme e devastante. Come? Con un’idea semplice, ma geniale.

Per non dare nell’occhio, il Manneken Pis è stato collocato a pochi metri dall’enorme Grand Place, ma in caso di necessità può essere riposizionato esattamente al centro della piazza. Per crescere e diventare grande il Manneken Pis non ha bisogno di biscotti Plasmon, ma di acciaio. Infatti l’Atomium non è una semplice cazzata architettonica, ma un reattore ideato per rinforzare la costituzione del bambino tramite un concentratissimo raggio magnetico di particelle di ferro e carbonio. A cosa sono serviti l’EURATOM e la CECA altrimenti?

Con la trasmissione di acciaio a distanza, il Manneken Pis diventa il Manneken Rim, ossia uno straordinario bambino alto 80 metri e dal peso di 2000 tonnellate, pronto a difendere l’Unione Europea dai suoi nemici.

Il film Pacific Rim ci insegna che il carico neurale per manovrare una macchina simile è addirittura letale per una sola persona. Per questo ci vogliono due piloti. Il problema è che il Manneken Rim è comunque un enorme neonato di acciaio: i due piloti non possono essere del tutto coordinati, perché un bambino non può capire informazioni complicate. Allo stesso tempo, i comandi sarebbero troppo complicati per due piloti bambini… servirebbero due piloti capaci, ma che non siano perfettamente in grado di capirsi, obbligando la comunicazione a uno standard più semplice, del tipo “caccapupù”. Ecco perché il Belgio offre dei piloti eccellenti. Basta prendere un pilota vallone e un pilota fiammingo. Il primo parlerà in francese, il secondo parlerà in olandese. I due non si capiranno e il Manneken Rim gattonerà a fatica finché non ci sarà un’intesa elementare.


“We moeten opstaan en lopen!”
“T’a dit quoi, connard?”

Ovviamente l’arma principale del Makkenen Rim è il potentissimo gettito di urina. Tuttavia sappiamo benissimo che il piscio di bimbo non rappresenta un pericolo per un carro armato Abrams. Ma questi belgi ne sanno una più del diavolo, perché il Makkenen Rim piscia acciaio.

Esatto, il pisellino del Manneken Rim spara proiettili di acciaio ad alto calibro. Il problema è che deve usare lo stesso acciaio che lo ha costituito: a meno che l’Atomium non lo rifornisca costantemente di particelle di ferro e carbonio, il Manneken Rim tende a rimpicciolirsi durante la minzione, obbligando i due piloti ad uscire dal bimbo se il livello d’acciaio scende al di sotto di un livello costituzionale critico, oltre il quale le particelle vengono ritrasmesse alla fonte e la statuina torna a essere l’innocente attrazione turistica che conosciamo tutti.

Quindi amici miei, non abbiamo nulla da temere: Corea del Nord, alieni e lucertoloni non sono un pericolo, perché il Manneken Rim difenderà l’umanità.


Attenzione! Sta per fare la popò! Si salvi chi può!

21

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68 thoughts on “Ciclo belga: Il Manneken Rim

      • Effettivamente, non posso contraddirti. Il bambino poi, non m’era mai andato a genio… devo ammetterlo… sapevo che c’era qualcosa sotto!

  1. Io ci sono stata 10 giorni a bruxelles, tra l’altro negli unici 10 giorni in cui stavano ristrutturando il parlamento e dunque ho fatto solo la visita al museo con gli iphone.
    Il Manneken tra l’altro non è stato così semplice da trovare, abbiamo seguito due cinesi con le macchine fotografiche et voilà, una folla di 10 persone che guardavano una parete! No però in effetti è una capitale comodissima per raggiungere altre mete assai più interessanti, tipo Rotterdam, mi sono innamorata di Rotterdam, quasi quanto Dusseldorff.
    Un’altra roba introvabile sono le vignette disegnate a parete per la città. Mi sono dovuta trasformare in un cane da tartufo, ma la maggior parte non le ho trovate. 😐

    Comunque! Sì, vinceremo la guerra.

    • Hai afferrato in pieno la situazione: Bruxelles ha delle cose carine a cui si inciampa, Seguirá un’analisi piú approfondita nei prossimi giorni. Peró hai anche capito che molta gente conosce Bruxelles di transito, magari per mete piú dinamiche come Amsterdam, Rotterdam, ma anche Antwerp o Bruges, senza andare troppo lontano.

      Peró adesso che sappiamo che siamo protetti da un bambino di ottanta metri, ho rivalutato la cittá. 🙂

      • Si, viste anche le altre due (mi manca Amsterdam)!

        Senti. A Bruges hanno il museo delle patatine fritte; è una figata! No, non è vero, è noiosissimo. Ma le patatine che mangi nel loro “bar” sono buonissime 😀

      • Senti, su sta storia delle patatine fritte belghe ne ho piene le tasche (e lo racconteró) anche perché te le rifilano con qualsiasi piatto, come un contorno universale (anche alle patatine stesse). La fama delle patatine belghe é immeritata.

        Bestemmieró dicendoti che le patatine fritte piú buone che abbia mai mangiato le ho prese a Barcellona. Fritte con la buccia, sottili e croccanti. Che bontá! 🙂

  2. Che poi non capisco come un bimbo in una cesta possa “pisciare sull’armata nemica”. Cioè, la pianta è molto alta, oltre la gittata massima di un freccia? Goffredino piscia ad idrante lontanissimo? Fanno sfilare i soldati che si sono arresi sotto la cesta così da ricevere l’umilante regia pioggerellina? Mah, misteri della Storia.

    • Convieni allora che una forza misteriosa abbia ingrandito la creatura per renderla determinante sul campo di battaglia? Altrimenti, sarebbe una cazzata medievale inconcreta (ossia una leggenda).

    • È una bella domanda, anzi. Ti confesso che a me Londra non mi è piaciuta tanto. Molto probabilmente è la cittá piú simile a New York che abbiamo in Europa, ultradinamica e ultrastimolante. Bruxelles è piú calma. Hanno in comune il tempo di merda. Magari a te piacciono le birre ad alta gradazione e le patatine fritte nello strutto.

  3. Vabè, sei il Re. Io non so come ti vengono perchè secondo me ti ci impegni pure, si vede, e il che mi preoccupa un pò. Ci tengo a te, ma davvero così sto pensando di mandarti un supporto psicologico a casa. Che ti controlli quando ti metti al pc. ……:P Mi hai fatto pisciare addosso. Mi sono sentita un pò come Goffredo. E soprattutto hai vinto quando ho letto popò. Ciao!

    • Mi rendo conto di utilizzare un vocabolario sofisticatissimo. Pipí, popó, caccapupú ma soprattutto “Popi popi” per descrivere con un’onomatopea i preliminari. Comunque grazie del supporto psicologico, serve sempre! 🙂

      • La madre di un mio compagno delle elementari era di origini spagnole e si chiamava Popi. Non mi scorderò mai quel pomeriggio in cui gli altri ragazzetti la salutarono chiamandola “Popi popi” associando il classico movimento palpatorio di mani. Grazie per avermelo ricordato.

      • uhm… posso ridere? Mi fa tanto ridere ma mi sto trattenendo per educazione. Non vorrei che trovassi la mia risata offensiva nei confronti di Popi.

      • Povera Popi, io ho riso tanto. Quindi te lo concedo. se tu ci fossi stato sicuramente saremmo stati quelli che si tiravano le gomitate e se la ridevano cercando di trattenendosi e quindi sputacchiando a destra e sinistra. Insomma gli stronzi della situazione!

      • PUHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHHAAHAAHAHAH Popi Popi!

        Questo é molto divertente. Ho bisogno di ridere oggi perché é una giornata DI MERDA e ripeto DI MERDA.

        Sí, comunque credo che se fossimo cresciuti insieme saremmo stati compagni di risate bastarde e di zingarate. 🙂

  4. Stavo pianificando un viaggio Bruxelles e curiosando fra i blog tra cui quello di Carrie…è sicuramente una combinazione astrale che mi ha portata qui! ^_^

    • MASSEIFANTASTICA!

      Rosicavo di brutto su queste persone che vincevano il Liebster Award, il Liebster Award, il Liebster Award, e grazie a te finalmente ho un liebster award.

      Hai vinto un buono per tre caffé, quel giorno in cui ci incontreremo di persona. Grazie! 🙂

  5. A Bruxelles sono stato un giorno, una gitarella allegra, di per sé, anche se per me è un NO. Più che altro perché è inutile definirsi capitale bilingue se poi è solo piena di stronzi francofoni che ti guardano male appena parli in olandese.

    • Il problema fondamentale è che rosicano. Rosicano assai. Prima l’economia francese trainava quella vallone e Bruxelles si è francesizzata. Adesso l’economia tedesca traina quella fiamminga e i francofoni rosicano di brutto. Non te la prendere, non è colpa tua, sei solo stato attribuito ad avidi ricconi fiamminghi. 🙂

  6. Pingback: Sui rettangoli, sui misteri dell’universo e sugli alieni che usano Youtube | Do As I Say, Not As I Do

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