Gli Academy awards nella terra 472

Non dovete mai dimenticare che molto probabilmente viviamo in un multiverso. Purtroppo noi esseri umani pensiamo e vediamo tutto da una prospettiva egoista e antropocentrica, che mette il nostro universo al centro delle nostre considerazioni. Nell’attesa che un Galileo moderno ci dimostri che il nostro universo non è più importante degli altri, vi racconto cosa è successo il 2 Marzo nell’universo 472, al Dolby Theatre di Los Angeles 472 durante gli Academy awards.

È il momento in cui stanno annunciando il vincitore del premio come miglior film straniero:

“And the award to the best foreign language film goes to… Natale a Kiev!”

La regia inquadra Neri Parenti, visibilmente commosso. Con la toccante colonna sonora di I am a Scatman in sottofondo, il regista sale sul palco assieme a Christian De Sica e a Enzo Salvi, ringraziando i suoi cari nel suo acceptance speech:

“Grazie all’Academy. Grazie Christian e Cipolla e a tutti gli attori, i produttori e la crew. Grazie alle mie fonti di ispirazione: Carlo Vanzina, i Brutos, Castellano e Pipolo e Paul Gascoigne. Grazie a Kiev e a Firenze, e alle mie personali grande bellezze: le chiappone, le maggiorate e Megan Gale…”

È un momento di grande orgoglio per l’Italia 472, perché Natale a Kiev ha vinto tutto: BAFTA, Golden Globe, European Film Awards, Nastri d’Argento e altro ancora. Erano quindici anni che un regista italiano non portava a casa la statuetta come miglior film straniero: ricorderete ancora la pluripremiata pellicola del 1997 “Pompieri 3: missione natura” girata da Renato Pozzetto, in cui la cornice comica era una parentesi allegra al drammatico tema delle emissioni di gas serra dalle flatulenze bovine. Quell’anno Pozzetto vinse gli Oscar come miglior attore, miglior film straniero e anche migliore colonna sonora con la collaborazione della spalla di sempre, Cochi Ponzoni, nella versione sinfonica del classico “La fortuna ha le mutande rosa”.

Eppure in Italia questa vittoria tricolore non risparmia Neri Parenti da pesanti critiche, che dividono la popolazione in due fazioni: sostenitori e detrattori.

I sostenitori di Natale a Kiev sfruttano la situazione per disprezzare la mediocrità su cui versa la cultura cinematografica italiana. Grazie al film di Parenti hanno la possibilità di vantarsi sul prossimo mostrando una cultura e una sensibilità artistica che molto probabilmente non possiedono nemmeno, perché non hanno visto classici di riferimento come “Io tigro, tu tigri, egli tigra”, “Grandi magazzini” ma soprattutto lo storico “Culo e camicia”.

I detrattori di Natale a Kiev si dividono a loro volta in due categorie. I più semplici sono coloro che non hanno la sensibilità artistica per comprendere appieno la profondità artistica della pellicola, purtroppo viziati da anni e anni di proiezione di banali film drammatici d’autore: di Ozpetek, di Castellitto, di Muccino, ma anche di un certo Paolo Sorrentino, tragediografo napoletano e punta di diamante della trasmissione di dibattito artistico “Gilez”, che ha esordito recentemente nel mondo del cinema con pellicole campioni di incasso.

Accanto ai semplici si schierano gli analitici, che ritengono Natale a Kiev un po’ troppo simile al classico immortale “Vacanze di Natale”, film del sommo Carlo Vanzina del 1983. Per i sostenitori si tratta di un omaggio e basta, ricordando che Vanzina è stato citato fra i ringraziamenti.

Ma qual è la trama di Natale a Kiev? È una pellicola che ha come protagonista il distacco spirituale, la distanza dalla sofisticazione, la ricerca disperata dell’ispirazione pura in una vita resa quasi grottesca dall’intelletto e dagli eccessi del pensiero critico. Già dalle prime inquadrature è possibile cogliere lo spirito del film: Cristian De Sica interpreta Gianluigi Parentella detto Boris, famoso architetto di Milano. Durante un workshop sull’interpretazione psicanalitica degli elementi primari nella pittura di Kandinsky, Boris si rivolge alla telecamera raccontando un aneddoto della sua vita:

« A questa domanda, da ragazzi, i miei amici davano sempre la stessa risposta: “L’odore delle case dei vecchi”. Io, invece, rispondevo: “La fessa”. La domanda era: “Che cosa ti piace di più, veramente, nella vita?”.
Ero destinato alla voracità. Ero destinato ad amare i mignottoni. Ero destinato a diventare Boris Parentella. »

La vita del protagonista cambierà per due settimane quando un errore di battitura di un agente di viaggio porterà l’architetto a trascorrere il natale a Kiev e non a Rieti. Malgrado l’errore grossolano, sua moglie Cinzia (interpretata magistralmente da Sabrina Ferilli, guarda caso anche nel film campione di incassi di Sorrentino) accetta il viaggio in Ucraina. In aereo conosce Er Caccola, il saggio eremita del basso Lazio interpretato da Enzo Salvi, e l’umile Gennarino Spuorcamusse interpretato da un superbo Biagio Izzo. I due guideranno Boris in un viaggio spirituale:

« Come, non sai perché andiamo a Kiev? Ma per Kievaaaaareeeeeeee!»

In questa cornice mitteleuropea il gruppo entra in un sogno di mezzo inverno fatto di club, di ragazze ucraine avvenenti e disponibili, di esagerazioni alcoliche, di balli di gruppo e di metafore. Sì, ogni fotogramma è una metafora: ad esempio quando Boris conosce la cubista Irina Bellachiappaya e impazzisce d’amore, sussurrandole con melodia “Irina, eppijate sta bananovska”, chiaro riferimento alla fragilità dell’assoluto.

Ma il film non dimentica neppure la satira politica, poiché non trascura le attuali tensioni nello stato dell’est con brevi ma efficaci analisi politiche del tipo: “Yanukovich? Macchissencula ‘sto Yankulovich!” oppure l’incontro fra Er Caccola e i dimostranti dell’Euromaidan: “Maidan? Maidan? Maidancarcionerculo questo aoh!”

Lo scontro culturale fa da cornice all’introspezione. Indimenticabile la scena del ristorante in cui i protagonisti provano il boršč: “Borsch? Borsch? A Stalingradoooo, porta via ‘sta cagherella e prepara er cacioeppepeeeee!!!” Le note di Scatman Jones si fondono assieme alla fluidità delle risate per suggerire agli spettatori che la bellezza interiore, in fin dei conti, risiede nella fanciullezza, nella goliardia e nella soddisfazione materiale dei sensi.

I sostenitori elogiano la pellicola in ogni occasione e fanno scherno dei detrattori come consumatori di cinepolpettoni, un riferimento alle comuni pellicole drammatiche italiane di difficile digestione, proprio come il secondo piatto a base di carne. Al cinepolpettone contrappongono il cinepanettone, un simbolo che rappresenta il minimalismo razionale lombardo dello spirito critico di Boris Parentella, ma che in più ha anche i canditi, ossia gli elementi artistici che non possono piacere a tutti, ma solo ai palati più raffinati.

Eppure il finale di Natale a Kiev è davvero di difficile interpretazione, anche per i sostenitori più accaniti. Con una furbizia metateatrale, il protagonista del finale è Neri Parenti stesso. Durante il volo di ritorno, va in bagno. Approfittando della solitudine, prende dalla tasca tre monete e le lancia sei volte. Si guarda allo specchio e capisce che con La Grande Bellezza vincerà l’Oscar.

21

(regalo 10 euro a chi capirà il finale)

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53 thoughts on “Gli Academy awards nella terra 472

    • Pensa a tutto quello che compresti comprare con dieci euro:
      1) Un pacco di carta igienica, un etto e mezzo di cotto e due litri di latte a lunga conservazione;
      2) Due pacchetti di sigarette e le Haribo alla coca cola.;
      3) Una confezione da tre di pelati, parmigiano grattugiato e i pan di stelle;
      4) Una scatola di preservativi;
      5) Tre penne, due quaderni e forse un pennarello giallo;
      6) E altro altro ancora.

      • Senza dimenticare il valore intrinseco dei 10 euro. È un bel foglietto di carta, con differenti sfumature di rosa e con archi e ponti. Secondo me 10 euro valgono 20 proprio per questo. Quindi, ci sto perdendo eh!

      • L’hai detto tu stessa: vintage. Il buco della tarma sul maglione di minnie? È ovviamente la ferita sociale inferta da una politica di parassiti sulle nostre innocenze da elettori. Un maglione da almeno 70 euro. E non ci guadagno eh!

  1. Dunque: probabilità che esca testa con una moneta 1/2.
    Se lancio 3 monete, la probabilità è 1/2*1/2*1/2 = 1/6
    Se lancia 3 monete 6 volte, la probabilità è 6*1/6 = 6/6 = 1
    1 è la certezza matematica e quindi è sicuro di vincere!

    • La spiegherò nel prossimo articolo con la proclamazione dei vincitori. Diciamo che era difficile da capire senza aver letto il libro “La Svastica sul Sole” e sono positivamente sorpreso dai due vincitori! 😀

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