Un Dio, sei presentazioni e 99 rimostranze

Il rapporto con la religione è sempre complicato. Nel mio caso sfuma da una polarità all’altra, forse verso un punto di equilibrio stabile.

Sono nato cattolico, ma il cattolicesimo porta degli obblighi che detestavo, tipo il catechismo domenicale che mi ha sempre scassato le palle. Non ci volevo andare al catechismo, odiavo gli altri bambini e preferivo restare a casa a giocare all’Amiga 500 e ai Lego. Gesù, che palle il catechismo.

La cresima fu la prima turbolenza verso un ateismo d’interesse, motivata da due ragioni:

– Fra noi preadolescenti si vociferava che bisognava imparare a memoria il Credo, un lunghissimo testo che avrebbe richiesto anni e anni di studi, l’Everest della religione cattolica: lungo i corridoi si mormorava che Gabriele della terza C avesse le occhiaie per colpa della pallosità del Credo che lo impegnava giorno e notte. Vito della terza F non usciva più di casa. Il vivace Giuseppe non scendeva più a giocare a calcetto con gli altri e appariva sempre più stanco. Poi scoprimmo che in realtà quei ragazzi avevano scoperto prima di noi come masturbarsi.

– In famiglia c’era sempre qualche cugino che non aveva fatto la Cresima ed era ancora vivo, rinviando il sacramento sine die con la furba obiezione “la faccio prima di sposarmi”, magari sperando che nel frattempo il parlamento celeste promulgasse un termine di prescrizione per la Cresima. Oh, con il servizio militare ha funzionato.

Ero fiero di non aver ricevuto la Cresima, perché mi faceva sentire punk. Sfortunatamente questa mia scelta mi provocava dei notevoli problemi di adattamento durante quelle due o tre volte in cui sono andato in chiesa nel quinquennio 1999 – 2004, in cui ero obbligato a recitare le preghiere come Gasperino il carbonaro.

Diventai ateo, ma non ero convinto. Per me la non-esistenza è assiomatica quanto l’esistenza stessa, e molti atei che ho conosciuto si accanivano sui cattolici più per vanità che per promozione sincera della razionalità. No, l’ateismo può essere presuntuoso. Preferisco di gran lunga l’agnosticismo. Esiste Dio? E se non esistesse? È impossibile rispondere, quindi sticazzi, beviamoci una Guinness e parliamo del magnetismo della figa.

In questi ultimi anni sto tornando di nuovo a credere. Prima pensavo che la vita fosse un sistema dinamico influenzato da eventi casuali. Invece sto notando delle complicate relazioni di causa-effetto che smentiscono statisticamente quest’idea. Continuo a pensare che la vita sia un sistema dinamico, ma noi non siamo particelle di polline urtate casualmente da molecole d’acqua. Siamo vettori con una direzione e un verso. Purtroppo non siamo in grado di calcolare la nostra direzione futura, ma possiamo constatare quella passata da un concatenamento di scelte e di circostanze che si incastrano troppo bene per essere casuali.

In questo momento credo che l’universo sia una complicata struttura frattale. Indipendentemente dalla scala, i piani della realtà si assomigliano fra loro. E questo non lo diceva mica un matematico, ma il mistico Ermete Trismegisto: “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso”. I matematici Benoit Mandelbrot, Gaston Julia e Pierre Fatou hanno invece il merito di aver capito che una simile rappresentazione si può ottenere sul piano complesso con una funzione iterativa.

Ecco, secondo me Dio è quella funzione matematica generatrice, il logos di cui parla Giovanni nel primo verso del suo vangelo. L’universo è generato da successioni di numeri complessi che partono da zero. Ne consegue che la rappresentazione più immediata che abbiamo della Divinità è il broccolo romanesco.


Non è esattamente il vecchio muscoloso con la barba bianca, diciamo.

Ho letto da qualche parte che anche Jakob Böhme, mistico tedesco del seicento, aveva un’idea simile. A essere sinceri non ne ho idea, però ho letto un pensiero di Böhme che condivido: Dio è un abisso, una volontà eterna desiderosa di completarsi attraverso la creazione. Questa è una conferma delle somiglianze che si notano nei frattali: se le nostre vite sono basate sull’apprendimento, allora anche Dio sta imparando come noi e ogni tanto una cazzata scappa pure a lui. Come si spiegherebbero altrimenti l’effetto serra, la pasta e cavoli e Miley Cyrus?

In ogni caso, abbiamo bisogno di Dio almeno per due ragioni: come assioma fondamentale per tappare i nostri dubbi quando siamo troppo svogliati nel cercare spiegazioni, e come valvola di sfogo per le nostre lamentele.

A questo proposito volevo segnalarvi la fantastica iniziativa della scrittrice Eva Clesis e della sua piccola realtà editoriale Ottolibri, che ha gestito un esperimento di scrittura collettiva coinvolgendo 101 autori in novantanove ironiche lettere di lamentela al Padreterno, le 99 rimostranze a Dio.

No, non faccio mica pubblicità perché sono uno degli autori (e non sono nemmeno il ventunesimo, ma quasi: il ventiduesimo), ma per il risultato finale che è veramente fantastico. Sono rimasto sorpreso dalla qualità delle rimostranze, tenendo a mente che molti autori non sono professionisti, ma Amateurs come noi.

L’intraprendente Clesis sta anche organizzando un tour di presentazioni in giro per l’Italia. Ecco le date in cui vi consiglio di partecipare, fortissimamente partecipare:

Con cinque euro potete comprare online il kindle o l’e-book. Il ricavato andrà al finanziamento di progetti editoriali. Solo cinque euro: giusto per un confronto, l’altro giorno con cinque euro e cinquanta ho preso un latte macchiato e un fagottino al cioccolato, che facevano pure schifo. No dico, cinque euro e cinquanta per una colazione di merda. A ‘sto punto, meglio spendere la stessa somma per un lavoro creativo, no?

Last but not least: la Clesis è una topolona sexy. La conosco da una vita. Vi consiglio di conoscerla direttamente perché è bella ma anche molto simpatica. Soprattutto, fatevi raccontare “la battuta della salsa al tonno” che vi farà ammazzare dalle risate.

Mi raccomando, non lamentatevi troppo con la funzione generatrice dell’universo, che sennò gli girano i bosoni di Higgs.

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(chiedo scusa ai lettori e agli amici di WordPress per il mio basso livello di partecipazione ma questa settimana mi stanno stritolando, ho ritmi di lavoro coreani. E vedete quali sono i risultati? Questo articolo per nulla divertente in cui congetturo come Gabriele La Porta. Comunque non mi sono dimenticato di voi, presto inaugurerò una nuova rubrica, stay tuned).

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27 thoughts on “Un Dio, sei presentazioni e 99 rimostranze

  1. Non so…
    Se possiamo rappresentare Dio come un Broccolo romanesco, allora non vedo perché stupirci dell’esistenza della pasta coi cavoli.
    21, con questo articolo mi hai dato da pensare…

    • Infatti, il cavolo è un’orrenda e disgustosa rappresentazione invidiosa, un errore di percorso. Il cavolo è il maligno, la verza è Belial, il cavolo cappuccio è Baphomet. Bleah!

      (non che vada pazzo per i broccoli, sia chiaro :D)

      • Accidenti!
        Io adoro la verza in padella, mi faccio insalate di cavolo cappuccio e la pasta coi broccoli è tra le mie preferite… mi stai dicendo che sono un satanista???

  2. Io mi sono resa conto che avevo bisogno di un dio a cui rivolgere richieste (per le lamentele mi tengo quello cristiano) e quindi, non sapendo scegliere, ho adottato un sistema politeista composto, per ora, da due divinità paritetiche: Fabrizio de andrè e Freddie mercury!

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