Le Shit Bar

Disclaimer: questo articolo è pieno di toilet humour. Il lettore è avvisato: se clicchi su “continua a leggere” poi non ti scandalizzare.

L’idea per questo articolo mi è venuta una settimana fa mentre stavo cacando. Sì, chi mi conosce sa che parlo di merda con una discreta leggerezza, anche perché credo che tutte le persone che si vergognano di ammettere che hanno il buco del culo siano un po’ ipocrite. Se ci pensate, l’ano ha un valore filosofico, poiché è la dimostrazione anatomica che noi esseri umani siamo dei sistemi aperti all’universo.


Anche la via lattea, con il buco nero al centro, non ricorda qualcosa?

Eraclito diceva Panta rei, ma come può il tutto scorrere senza un buco del culo? Nella legge della conversazione della massa, Lavoisier sosteneva che “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” quindi la massa in entrata deve equivalere alla massa in uscita, che appunto deve uscire da qualche parte. Anche il secondo principio di termodinamica, che introduce il concetto di entropia, ammette la normalità che quello stronzo galleggiante e puzzolente sia stato una gustosa porzione di polpettone la sera prima.

Per carità, non voglio rimproverare l’imbarazzo altrui nel parlare di questi argomenti intimi, perché non è colpa di nessuno. Rimprovero invece un’impostazione storica che ha dato luce solo ai pensieri e alle azioni delle grandi personalità della storia umana, trascurandone l’umanità. Restando nel recinto della filosofia, conosciamo solo le riflessioni dei grandi pensatori ma mai certe abitudini personali che consentirebbero una vera identificazione.

Giusto per farvi un esempio, secondo me Nietzsche soffriva di stitichezza e cagava una volta a settimana tizzoni secchi e neri. Kant lo immagino regolarissimo: ogni mattina, alle sei e mezza precise, quattro minuti dopo il suo tè speziato, liberava due stronzetti sempre della stessa dimensione con nessuno sforzo. Hegel, invece, era la bestia. Condoglianze a colui che usava il bagno non appena Hegel aveva finito di otturare la tazza con uno dei suoi leggendari strudel.

Da un altro punto di vista, analizziamo separatamente gli atti di introduzione ed espulsione del cibo. Il primo può essere addirittura un avvenimento sociale: si organizzano cene, pranzi, brunch in cui si mangia in compagnia. Il secondo è considerato un momento privato e da nascondere. Entrambe le attività sono piacevoli per chi le compie, sebbene in modo diverso.

Ma la merda disgusta chi non la fa. Anche a me farebbe schifo vedere uno stronzo fatto da un’altra persona e di un odore diverso dal mio. È proprio questa la natura del tabù: tendiamo a censurarci sulla merda, quindi a negare una parte della nostra identità, perché verrebbe associata a una sensazione di disgusto da parte del prossimo, sensazione valutata proiettando noi stessi nella situazione di dover osservare e annusare il prodotto degli altri. Siccome tendiamo invece a proiettare un’immagine positiva e pulita di noi stessi, preferiamo non toccare l’argomento.

Confrontiamo i due atti con una matrice analitica:

La piacevolezza dei due atti è diversa, ma anche la cacata può essere un’esperienza piacevole e liberatoria. Persino Freud ci ha ricamato sopra una fase di sviluppo psicologico. Come mostra la tabella, gli altri cinque fattori portano a isolare l’attività tra le quattro mura bianche di una toilette. Cosa accadrebbe invece se i fattori odore, vista, sincronia, compagnia e contesto venissero trasposti dalla cena alla cacata?

Il risultato è lo Shit Bar.

Per descrivervi lo Shit Bar, inventiamoci un contesto ipotetico. Sabrino è uno studente di ingegneria che vorrebbe impressionare la giovane Giacoma in un galante primo appuntamento. Dopo trenta minuti di esitazione, trova il coraggio di farle una telefonata.

“Pronto? Ciao Giacoma sono Sabrino… sì… sì… ci siamo conosciuti durante il corso di castrazione chimica, come stai? Bene, bene… Senti, che fai stasera? Avresti voglia di uscire a mangiare qualcosa? Non so una pizza… o magari Sushi… no, sei allergica al pesce… ho capito… ah! Ti va di venire con me allo Shit Bar che hanno aperto il mese scorso in Via Roberto dalla Lombardia? Mi hanno detto che si mangia benissimo e che preparano ottimi cocktail. Ti va? Fantastico! Allora ti passo a prendere per le nove, ok? A dopo, ciao ciao ciao…”

Sabrino e Giacoma arrivano allo Shit Bar. Le vetrine sono coperte da pesanti tende rosso scuro, così da rassicurare gli ospiti da sguardi esterni indiscreti. Il cameriere li accompagna al tavolo. Nello Shit Bar i tavoli sono tondi, le luci soffuse e al posto delle sedie, eleganti e comodi sanitari: non semplici tazze ma affusolati divani foderati con sezioni in ceramica, in cui scorre costantemente un ruscello d’acqua profumata e varechina. Le tovaglie sono lunghe e di colore blu scuro, così gli ospiti possono tranquillamente sganciarsi i pantaloni o alzare le gonne senza esporre le proprie parti intime. I tavoli sono ben divisi con muretti di legno intarsiato. Obbligatoria la prenotazione.

Una volta seduti, il cameriere arriva per le ordinazioni:

“Buonasera. Cominciamo con gli incensi: abbiamo ciclamino, loto, lavanda, vaniglia ma consiglio anche muschio selvatico, aroma denso e coprente ma non nauseante che prepariamo noi stessi raschiando il muschio delle colline dell’Orso Chiacchierone. Cosa preferite? Facciamo due muschi selvatici con una spruzzata di tartufo bianco? Ottima scelta signori”.

“Passiamo alle bevande: oggi consiglio il cocktail del vento d’oriente: menta, rum, prosecco, un po’ di granatina e quindici gocce di guttalax. Oppure abbiamo la combinazione dell’imperatore: succo d’ananas, cointreau e passato di cinque legumi frullati. Per la signora consiglierei un Poopy Mary: succo di pomodoro, vodka, sedano e lassativo alle erbe. Per lei, invece, la sapienza del prete teutonico: Jagermeister, succo di tamarindo, fetta d’arancia e magnesia San Pellegrino. Vanno bene le mie scelte? Perfetto, grazie.”

“Come piatto consiglio una selezione di fingerfood: salmone con feta ed euchessina, montaditos ai fagioli della calabria, patatas bravas con salsa purgante, involtini di fibre alle dieci erbe e formaggi misti in gelatina Falqui, è un piatto abbondante che vi procurerà effetti già dopo trenta minuti, personalmente la salsa purgante è la mia preferita, mi fa andare di corpo con una fluidità rarissima”.

“Infine, la carta igienica: per la signora consiglierei petalo di violetta, ma noto con piacere che è una personalità artistica, quindi potrebbe apprezzare il sonetto di Shakespeare. Per lei consiglio la piadina di ovatta, che è morbida ed aderisce alle curve delle natiche ma è ricamata a croce, quindi non lascia tarzanelli, stia tranquillo. Se poi volete spendere un pochino di più, abbiamo ricevuto proprio stasera del morbidissimo lino d’Egitto, che ne pensate?”

Il pasto va benissimo e Giacoma e Sabrino si godono la loro prima conversazione, senza quelle barriere emotive che possono interrompere una serata speciale. Sabrino è libero da tensioni perché proprio mentre spiegava la questione morale di Berlinguer (per impressionare la giovane Giacoma, studentessa di scienze politiche) ha scaricato una sciolta pungente. Non ti preoccupare, caro Sabrino: I profumi degli incensi e la morbidezza del lino d’Egitto copriranno il cattivo odore e massimizzeranno la sensazione liberatoria.

Tutto a un tratto, Giacoma è preoccupata. Dopo tutto quel lassativo ha paura che il cibo possa avere delle conseguenze acustiche. Niente paura Giacoma! Lo Shit Bar offre una soluzione anche a questo. Accanto alla tua sedia c’è un pulsante. Nel momento in cui hai necessità di evacuare la flatulenza, puoi premere il tasto rosso. Immediatamente verrà trasmesso l’avvolgente assolo di sassofono di Smooth Operator di Sade, immortale ed elegantissimo successo Soul del 1984.

La serata va a gonfie vele e Sabrino è felicissimo. Fra i due sembra essere nata un’intesa che va oltre la monotona conversazione da primo appuntamento. I due hanno già condiviso la gioia di cacare in compagnia. Sabrino la riaccompagna e Giacoma, sorridente, gli concede un bacetto. Urrà!

Ora Sabrino dovrà pagare solo quei trecento euro di conto. Ti piace pulirti il culo con il lino d’Egitto, eh?

21

Piesse: questo articolo è ovviamente scherzoso, ma nello scherzo non si sa mai. Un anno fa, prendendo il caffè con le cialde, mi venne in mente che nessuno aveva pensato di usare le cialde per bibite gassate. Tutti mi presero per cazzaro e lasciai perdere, finché non ho letto che la Coca Cola si sta accordando con il colosso americano delle cialde per distribuire cialde di Coca Cola e altre bevande frizzanti. Mi hanno fottuto l’idea, ‘sti stronzi. E non mi meraviglierebbe leggere la notizia di uno Shit Bar ad Amsterdam, tra un paio d’anni.

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72 thoughts on “Le Shit Bar

      • Un enorme locale a piramide, con in alto il super lusso ed in basso la biomasseria, così i più ricchi possono percepire l’idea di cagare sui cari sottoposti. Ai piani più bassi diciamo che utilizziamo un sistema particolare che sfrutta il vuoto per risucchiare tutto verso l’alto, verso i ricchi (cosa ovviamente falsa perchè noi siamo dalla parte del denaro) così il popolino non si ribella.
        $ ___ $

      • L’idea mi piace, e aggiungerei un pavimento in vetro per i ricchi dei piani alti per rafforzare il concetto di “cagare in testa”. Allo stesso tempo, un soffitto a specchio per i piani bassi, così la gente comune sa che gira che ti rigira, lammmerda je ritorna. Lo chiameremo “Da Pareto, le disuguaglianze”.

  1. Senza dimenticare, in effetti, che pestare una merda dicono porti bene. E a teatro,prima di entrare in scena, agli attori si dice un benaugurante “merda, merda, merda”. Oddio, anche noi allo stadio cantiamo e Roma merda, Roma Roma merda, ma in un altro senso. Insomma, bel post. Veramente di merda 🙂

  2. Apparte che non so come hai fatto a tirar fuori un menu così articolato…cioè complimenti davvero!
    Come molti sapranno, in Anglosassonia hanno questa simpatica forma di espressione “When the shit hits the fan” per descrivere una situazione sfuggita al controllo. Sono sicura che ogni volta che qualcuno la dice o la sente, pensa alla scena (dai, ti concedo quei due tre secondi…). Posso quasi immaginarmi quegli sguardi trasognati e quei sorrisetti di traverso…inoltre “shit” è una di quelle pochissime parole che non vengono censurate in tv, e in gnerale non suscita imbarazzo… il concetto è che lo Shit Bar potresti aprirlo anche a Londra, secondo me!

    • Pure Londra è abbastanza progressista e ricca di consulenti cialtroni per avere successo. Grazie del consiglio! Devo solo concepire il sistema idraulico, ispirandomi magari ai giardini Zen. Per esempio Stefy, avresti voglia tu stessa di abbandonarti al flusso energetico del Feng Shui e cacare in armonia con il mondo in un locale dall’atmosfera accogliente e suggestiva?

      • Per il DANARO, posso fare un corso speedy per diventare consulente cialtrona. Ho numerose frasi ad effetto nel mio bagaglio, grazie alla lettura di libri americani scritti da americani che inseguono il sogno americano. E Londra ne é letteralmente piena!
        Il giardino Zen é decisamente il mio ambiente ideale, e so per certo che i miei colleghi asiatici apprezzerebbero molto! In realtá i colleghi asiatici apprezzano tutto ció che é fetish (leggi: vending machine di mutande usate), ma questa é un’altra storia… 😀

      • MI stai dicendo che lo Shit Bar potrebbe aver successo anche a Tokyo?

        (cazzo, questa cosa potrebbe diventare un franchise internazionale come I Fratelli La Bufala…)

      • Of course, buddy! Tutte le cittá avant-guard approverebbero! Tokyo? Pfff… si inchinerebbe davanti a cotanta genialitá! Io direi di avviare un business-plan, tipo, adesso!

  3. Pensare che i nostri antenati romani avevano bagni pubblici, se ne stavano seduti su marmi bianchi dotati di un buco, dove sotto scorreva sempre l’acqua (non si sentiva la cacca che cadeva a causa del rumore dell’acqua) gli odori erano condivisi e tutto era più sopportabile, si faceva perfino amicizia con qualcuno, magari come le cialde di coca cola, a rifare dei bagni pubblici ci ha già pensato qualcuno…!

  4. 😀 Rido! Comunque l’idea non è affatto da scartare, anzi! Una volta nei vespasiani si prendevano decisioni politiche (velocemente, immagino), oggi – opportunamente acconciati — potrebbero diventare la nuova frontiera del dating.

    • Ad Amsterdam hanno pure uno stimolo in piú per aprire uno shit bar.

      Se il proverbio dice “caffé e sigaretta cagata perfetta” figuriamoci ad Amsterdam. 😀

  5. Filosofeggiavo similmente, giorni fa, perché dopo un trattamento strong di antibiotico endovena, ho visto cose turche nella turca. Ed ero lieta di parlarne. Colore, forma. Neanche un cane cui interessasse. Che paese di (non) merda, questo!

    • Con me sfondi una porta aperta. Troppe cose dipendono da una sana cacata, prime fra tutte l’umore e l’entusiasmo.
      A proposito, sento che proprio in questo momento sta arrivando e che sta bussando con forza alla mia “porta”. La domenica rompe sempre la mia consueta regolarità delle undici.

  6. tranquillo… il Giappone ci hanno già pensato, anzi, sono andati oltre, infatti stanno già preparando delle pillole che la rendano profumata e non solo: anche commestibile, così, nel sopracitato Bar o Ristorante che sia, si può mangiare, evacuare e rimangiare il proprio pasto fino allo sfinimento. In fondo, se la seconda legge della termodinamica ci dice che l’ottenimento di un po’ di energia avviene con il conseguente consumo di un’energia maggiore, almeno, con quel poco che rimane, ci potremmo consolare… buona digestione!

      • diciamo che ho esagerato, però lo studio delle pillole che la rendano profumata e commestibile è proprio vera. Che palle stì giapponesi, anche la cacca vogliono farla diventare un prodotto del futuro!

  7. Pingback: Quando finisce la carta igienica (parte 2) | Tioly Shore

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