La brasciola secca, ovvero sulla severità del giudizio personale

Nonostante fesserie come teoremi sulla voracità, analisi demografiche di zombie, ballerini con le palle giganti e complicate variazioni della tombola, il soggetto 21 non ha dimenticato le sue ventuno prove. Ieri ho cucinato per sei ore con lo scopo di depennare l’attività 19: Cucinare un pasto saporito.

Risultato finale: FALLITO

Commenterò la giornata di ieri per farvi capire il problema.

8:30 – Sveglia.

10:30 – Mi alzo dal letto.

11:00 – Faccio un salto dal panificio per comprare due troiate con cui fare colazione. Tornando, passo dal macellaio irlandese dietro casa per comprare della carne di vitello.

Una delle principali difficoltà della vita all’estero è la mancanza di corrispondenze fra ciò che troveresti nei negozi italiani e ciò che viene offerto fuori dai confini nazionali. Queste asimmetrie possono essere di due tipi:

Asimmetrie fisiche: non si trova un determinato prodotto, per esempio il pecorino. Mi sono arrangiato con l’inflazionatissimo parmigiano, ma non è la stessa cosa.

Asimmetrie formali: il prodotto è disponibile all’estero, ma non si conosce la traduzione esatta. Nel mio caso, mamma mi aveva consigliato “Il cappello del prete”. Provate voi a chiedere a un macellaio irlandese un Priest hat. Riceverete in cambio un’inequivocabile occhiataccia, resa celebre da Gary Coleman nell’indimenticabile Il mio amico Arnold.


Whatcha talkin ‘bout, italian mafioso?

Comunque, il tipo mi mostra queste “Veal Escalopes” che non saprei nemmeno come tradurre (un’altra asimmetria formale). Chiedo a quale parte del vitello corrisponde quel taglio e l’irlandese mi mostra il culo. Va bene, compro sei fette di chiappa di vitello. Il macellaio pesa la carne e mi indica il prezzo: quarantacinque euro.

Dentro la mia mente Domingo, Carreras e Pavarotti hanno iniziato a cantare in coro la straziante opera “Kitemmurt e Kitestramurt in Re Minore” del famoso scaricatore di porto barese Sabbino Cantacessi. Mi auguro per loro che quei quarantacinque euro vengano spediti in Irlanda e che contribuiscano alla costruzione di un parco giochi per bambini a Cork, altrimenti gli spaccherò la vetrina con lo stesso furore dei panzer tedeschi durante la campagna di Francia.

12:00 – Compro gli altri ingredienti e pure un mazzo di rose a Nevena, già che sto.

14:00 – Si comincia. Il menù prevede:
Due pizze rustiche, una alle zucchine e una ai funghi, come appetizers;
Orecchiette al ragù di brasciole con corrispondente brasciola. Per chi non lo sapesse, le brasciole baresi (da non confondere con le braciole, sono due cose diverse) sono involtini di carne ripieni di prezzemolo, pancetta e pecorino cotti nel sugo per almeno due ore. Sono il terzo piatto tipico di Bari, nel podio assieme alle orecchiette con le cime di rape e alla teglia di patate, riso e cozze;
Tiramisù con gli speculoos, i biscottoni alla cannella tipici del Belgio a forma di assorbente.

Come potete vedere dalle immagini, il soggetto 21 ha anche la mise adatta per essere un cuoco cazzuto.


Anche il Feng Shui raccomanda un poster di Guerre Stellari nell’angolo living, per migliorare il flusso energetico.

La preparazione del tiramisù ha richiesto circa un’oretta, fra montatura dei bianchi, preparazione della crema, inzuppamento dei biscotti nel caffè e composizione.

15:30 – Preparazione delle pizze rustiche. Nulla di difficile qui, se non fosse per il fatto che ho un fornetto elettrico comprato da Lidl a soli quaranta euro e solo una teglietta per le pizze (e non riesco ancora a credere che ho pagato le fette di vitello allo stesso prezzo di un fornetto elettrico). In questi casi basta soltanto un po’ di management scientifico e di Critical Path Method.


Pizza rustica con zucchine e pancetta, perché le diete sono per i deboli.

17:30 – Preparazione delle brasciole. Il soggetto 21 non le ha mica composte con gli stuzzicadenti come fanno i dilettanti, no. 21 ha usato il cotone.


L’osservatore attento avrà notato che quando mi concentro tiro fuori la lingua. Non so perché, lo faccio da quando ero bambino.

Durante la cottura mi ero reso conto che le brasciole restavano chiare, non si coloravano. Non diventavano scure come dovrebbero. Strano.

20:00 – Tutto è pronto.

20:30 – Arriva la giuria:
Anna Lucia, la mia migliore amica a Bruxelles. Rappresenta la cultura gastronomica italiana, dando un giudizio da una prospettiva connazionale.

Angelique, amica francese di Nevena. Per fornire un giudizio rappresentativo ho incluso nel campione una ragazza francese per descrivere la storica competizione fra Francia e Italia nel settore gastronomico.

Aleksandra, carissima amica e collega di Riga. Lei rappresenterà la prospettiva gastronomica mitteleuropea.

Nevena, perché per fare un campione rappresentativo ho bisogno di includere anche quei casi di conflitto di interesse fra un membro della giuria e il partecipante.

La regola imposta alla giuria è stata la seguente: non erano ammesse esclamazioni e giudizi durante la cena, nemmeno mugolii come “mmh”. Al termine del pasto, i membri della giuria hanno valutato anonimamente i tre piatti, con un voto da 1 a 5 e rispondendo alla domanda “era un pasto saporito?” con un semplice sì o no.

Questi sono stati i risultati delle votazioni:

Secondo loro, ho preparato un pasto saporito e in teoria potrei depennare l’attività 19, ma purtroppo un giudice più severo mi obbliga a rifiutare il loro giudizio. Quel giudice sono io.

Mi autoboccio perché la brasciola era secca. Non ho gustato ciò che ho preparato. E se a me non è piaciuto il primo piatto, non posso completare la prova nemmeno se altre quattro persone mi dicono che era saporito.

Il motivo era nel taglio della carne. Sta cazzo di chiappa di vitello non è un buon taglio per preparare la carne in umido. Forse andrebbe bene per le cotolette, ma non per una preparazione che richiede due ore di cottura nel sugo. La carne era secca e pesante. Una brasciola dovrebbe quasi sciogliersi e sfaldarsi con facilità.

Davvero imperdonabile. 45 euro buttati nel cesso.

Alla prossima cena, fra circa un mese.

21 (incazzato nero)

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39 thoughts on “La brasciola secca, ovvero sulla severità del giudizio personale

    • Sei gentile, ma la carne dura non ha attenuanti. Comunque, mi sa che la prossima volta alla giuria gli faccio spaghetti aglio e olio e vaffanculo al cappello del prete. 😀

  1. Cioè, lei mi sta appresso ai fornelli dalle 14 alle 20 e mi si consegna alla sconfitta?! Sacripante! Già solo per la tenacia, lei mi si doveva considerare vincitore!!
    (eppoi hanno un aspetto molto appetitoso)

    • No, è una questione di campanilismo. Se è uscito male il mio piatto locale, è tutto da rifare.

      Mi duole ripeterla. Duole alla tasca soprattutto, ma voglio il 100% di soddisfazione, dove il 50% è la mia e il restante 5×10% dei miei ospiti. 😀

      • Con questa decisione e questo entusiasmo, la prossima volta verranno fuori più che perfette, ne sono sicuro 😀

  2. Mi fai morire!!! E comunque io che possiedo una madre avellinese che fa delle brasciole spaziali apprezzo enormemente la finezza del cotone, e posso confermarti che in effetti il taglio di carne fa…
    Comunque che ladri i macellai irlandesi!

    • Quando indosso il grembiule tossico, il mio lato piú intraprendente prende il sopravvento.

      Comunque il tiramisú non era male. Forse ci voleva piú crema, ma non era malvagio.

      • Comunque bravo, non posso sempre essere cattiva. E’ bello che tu ci abbia pensato e che tu sia riuscito davvero a farlo!!! Parla una che quando si sente dire “alla cena ci penso io, non ti preoccupare”, invece si preoccupa eccome perchè alla meglio gli vengono proposti Sofficini mozzarella e pomodoro e patatine fritte, tutto rigorosamente congelato. La cena dei campioni insomma 😀

      • Viva la cena caciottara! Mi sono complicato troppo la vita, quando potevo uscirmene di gran carriera con una carbonarazza contundente o un cacio e pepe resuscitamorti.

  3. Secondo me se spiegavi le finalità ultime della carne che stavi acquistando, il macellaio ti avrebbe aiutato sicuramente. Io non conosco assolutamente i nomi e le parti del corpo dei vari animali macellati (cosa che peraltro mi schifa) ma ogni volta che ne acquisto un pezzo spiego cosa devo cucinare ed il macellaio mi tratta di conseguenza.
    Ti consola se ti dico che (forse) quei 45 euro sarebbero stati ben spesi se li avessi cucinati in altro modo? Penso di no 😦
    Non te ne venire con il “un macellaio irlandese non conoscerà mai la braciola o brasciola barese” perchè anche il mio non conosce la maggior parte delle mie preparazioni ma quello che interessa loro è come cuocere la carne ed ogni tipologia di cottura presuppone un tipo di carne e taglio.
    Sono noiosa lo so.
    Bravissimo per le rose!

  4. Io una volta ho fatto la torta di carote con le carote condite. Un’altra volta ho fatto gli scones con 2 litri e mezzo di latte invece che 250 ml…avevo sbagliato a fare l’equivalenza… un’altra volta ho fatto la minestrina con le farfalline, solo che le farfalline non erano di pasta… erano vere, volavano!

  5. mi sto rotolando dal ridere. il tuo post è bellissimo e da adesso, a mio insindacabile giudizio, ti seguo.
    45 Euro per la carne porcamiseria va bene solo se è già cucinata. da uno molto bravo.
    ma non temere, pensa che qua a Manchester ho speso meno per comprare un frullatore a immersione che per un biglietto giornaliero del bus. (mortacci).

      • ahahah
        mi chiedo se la domanda è vera o è una battuta. ma propendo per la prima ipotesi e ti rispondo con il mio eloquio supremo: è quel coso che usi per frullare, per esempio il minestrone. o per fare i frullati (quando non hai il robot). o boh. senti non lo so cerca su google images! 🙂

      • Scusa, io per le complicazioni ho sempre bisogno di un disegnino. Mi hai fatto venire in mente che devo comprare un frustino elettrico. Quanto lo pagherei a Manchester?

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