Romeo e Giulietta di Prokofiev: l’analisi superficiale

Per certe attività ho stabilito un’età ideale: per l’opera, quarant’anni. Il balletto? Trentacinque, ma anche trentotto. Per il cinema d’autore gli anni di Cristo. La consumazione abituale di vino? Forse verso i sessantacinque, ma solo su prescrizione medica.

Per una di queste ho dovuto anticipare l’età ideale, per cause sentimentali. Alla mia morosa piace il balletto e non posso negarle l’esperienza di uno spettacolo di danza classica con la mia granitica resistenza artistica, sarebbe troppo egoista. Siamo arrivati a un accordo: in cambio di uno spettacolo teatrale ogni tanto, lei avrebbe accettato di vedere i miei classici della commedia e della fantascienza senza fiatare. Good deal.

Ho regalato alla mia bella i biglietti per il Romeo e Giulietta di Prokofiev per il suo compleanno, interpretato dal balletto di Mosca. Dopo due mesi di attesa, domenica scorsa ha finalmente ammirato il suo regalo. Dopo ventotto anni di cinema Trash, commedia sexy all’italiana e cult degli anni ottanta, il soggetto 21 ha visto il suo primo spettacolo di danza classica.

Vi confesso che lo spettacolo mi è piaciuto e non ho rimpianti, perché è stato qualcosa mai visto prima, ma ho anche capito che mi manca qualcosa. Molto probabilmente, quella caduta dalle scale all’età di quattro anni ha danneggiato quella piccola area del mio emisfero sinistro destinata all’apprezzamento di rappresentazioni artistiche graziose e delicate. È un problema serio: se il mio cervello ricevesse come input “Tchaikovsky”, “Carla Fracci” e “Port de bras” restituirebbe come output “Venticello”, “Sabrina Salerno” e “Ras della Fossa”.

Proprio per questo, vi racconterò lo spettacolo dal mio punto di vista. Per la cronaca, il post è stato scritto Lunedì 27 alle sei di mattina durante un noiosissimo viaggio in treno, approfittando di una discreta freschezza mnemonica.

Dettaglio importante: l’orchestra era diretta da Duccio Patané, il direttore della fotografia di Occhi del Cuore 2. Cascate di applausi al direttore per educazione.

apritutto

Secondo dettaglio importante: essendo uno spettacolo di danza classica, non ci sono né dialoghi né spiegazioni né narratori. Mi sono chiesto se per ovviare a queste mancanze i ballerini si disponessero come lettere per offrire al pubblico una forma di sottotitoli, tipo le cheerleaders americane. A quanto pare no.

ATTO I

Romeo cammina da solo, meditando. Il mio primo pensiero va alle sue enormi palle. Sul serio, aveva un pacco enorme, due coglioni gonfi e grossi come arance. In un primo momento penso che si sia già stancato di recitare, poi Nevena mi ha suggerito che sta usando una conchiglia.

Verona è un borgo popolato da due fazioni di elfi che si sfottono, i rossi e i blu. Prima danzano, poi si scontrano danzando, facendo tintinnare le sciabole a tempo di musica. Per far capire che i rossi e i blu si odiano sul serio sono entrati in scena altri personaggi:

– I capifamiglia con gli spadoni che si picchiano volteggiando;
– Il cattivone arrogante, con la sua corazza di pelle nera e il taglio di capelli col ciuffo d’ordinanza, che provoca gli elfi per noia;
– Superman mingherlino, con un lungo mantello rosso e un costume nero. A essere sinceri mi ricorda più Kiavik, il supereroe barese interpretato da Emilio Solfrizzi prima che diventasse il maestro amico dei bambini o il Commissario Calabresi.


Kiavik! Kiavik! Arriva Kiaviiiiiik!

Se non ricordo male, c’era pure Romeo nella schermaglia. Comunque tutto si ferma quando un togato viola divide le due fazioni elfiche con una pergamena. Problema tecnico: la pergamena non si srotola. Due elfi ballerini corrono a sciogliere il nodo.

La scena si sposta a casa Giulietta, dove la giovane pulzella gioca con la sua procace governante in un’allegra e piroettante battaglia di cuscini. A quanto ho capito la ragazza riceve le news delle sue nozze e abbraccia felice la tata. Ogni tanto compaiono gli elfi che a volte si vogliono bene, a volte si scazzano sfarfallando.

Per le strade di Verona appare un ufficiale delle SS. Ma no! È solo quel mattacchione di Romeo che marcia come un nazista. Qui incontra l’amico Nasone e un altro tipo vestito di bianco. Tra mille piroette, i tre decidono di imbucarsi in una festa indossando mascherine di Paperinik.

Le tre simpatiche canaglie entrano in discoteca convincendo i buttafuori. DJ Duccio sembra un appassionato degli spot di fine anni ottanta, perché a un certo punto tutti ballano la colonna sonora della pubblicità del profumo Egoiste, quella con le tope alla finestra che gridavano “Egoiste! Egoiste! Egoiste!” In quel momento capisco pure che il promesso sposo di Giulietta è Kiavik.

Romeo fa lo sborone attirando l’attenzione su di sé e volteggiando come una cazzo di trottola davanti a tutti. Sul serio, è un ballerino bravissimo, anche se credo che il merito vada alle sue palle giganti Continental, che gli assicurano altissimi livelli di stabilità. Lo show è irrispettoso per l’orgoglio di cattivone arrogante, che desidererebbe volteggiare un bel servizio di schiaffi a quella trottola dai coglioni gonfi. Viene convinto da un elfo che “alla fine, so’ ragazzi” e lascia il palco furioso, portandosi un pugno sulla fronte.

Sul serio, qui mi è venuto da ridere. Se io fossi stato nei panni di cattivone arrogante, avrei rotto il silenzio artistico con un sonoro Kitestramurt. La rabbia è bestemmia, non teatralità.

Qui arriva il primo colpo di scena, perché Giulietta non balla con Romeo, ma con l’amico Nasone. Infatti, l’amico Nasone è Romeo, mica quello di prima. Da ora in poi, quel Romeo di prima verrà chiamato “QuellodiPrima” per semplicità. Chiaro, no?

Il primo atto termina con la famosa scena del balcone, ma senza balcone. Romeo Nasone e Giulietta svolazzano insieme e la ragazza solleva le gambe, segnale inequivocabile che ci sta ed è pronta a lasciarsi montare. Ma Romeo Nasone, invece di mostrarle il cazzo, la solleva in aria. Invece di succhiarle una zinna, la solleva in aria. Invece di morderle il culo, la solleva in aria. Spero per lui che durante questi sollevamenti abbia almeno strizzato le chiappette di Giulietta, dando pure una sbirciatina alla patonza.

ATTO II

Dopo aver bevuto una birra nella prima pausa, l’apporto di alcool aveva delle argomentazioni convincenti sulla catarsi del pisolino. Meno male che ero seduto su una sedia e non su una poltroncina, altrimenti non ci sarebbero stati né il secondo né il terzo atto, ma una peccaminosa quanto soddisfacente pennichella.

Comunque a Verona tutti si vogliono bene e ballano felici. Arriva pure un giullare a volteggiare con gli elfi veronesi. Davvero bravo il giullare, più molla che essere umano. Il merito va ad anni e anni di allenamento, ma secondo me anche ai coglioni gonfi.

La governante di Giulietta viene presa in giro per le tette grosse, ma farà da Twitter fra Romeo e Giulietta, recapitando messaggini. In gran segreto, Romeo Nasone e Giulietta si sposano in una cappella privata, ovviamente volteggiando senza alcun riguardo per l’immobilità tradizionale degli sposi durante un rito cattolico.

Attenzione! Cattivone arrogante incontra per strada QuellodiPrima e fra i due principia la rissa, perché a QuellodiPrima piace troppo la figa e ha limonato con la ragazza sbagliata. Sia chiaro, non una rissa a base di calci sui coglioni, tuzzi sullo sterno e bottiglie rotte, ma uno scontro artistico con sciabole e piroette (siamo a Verona nel cinquecento, mica in certi quartieri di Bari).


Per ulteriori approfondimenti, vedesi “La capa gira”.

Durante lo scontro QuellodiPrima sottovaluta l’avversario chiacchierando con Romeo Nasone e con un altro elfo, esponendo il suo punto debole al cattivone arrogante: l’ascella. Con un affondo diretto, cattivone arrogante uccide QuellodiPrima.

O almeno, questo è quello che accadrebbe a Verona nel millecinquecento, considerando la mancanza di antibiotici, le condizioni igieniche e le altissime probabilità di infezione da una ferita da taglio sull’ascella. Secondo la visione di Prokofiev, QuellodiPrima danza in modo vertiginoso per dieci minuti prima di morire. Fra una piroetta e un’altra, riprende quasi le forze facendo il battutaro, rassicurando inutilmente gli spettatori sulle sue condizioni. Due minuti più tardi torna a volteggiare assieme agli altri elfi, che preferiscono seguire i suoi spasmi invece di portarlo in un lazzaretto o di fermare l’emorragia. Finalmente QuellodiPrima schiatta e Romeo Nasone, svolazzando qua e là, grida vendetta. O almeno muove la bocca per vendetta.

Arriva il momento dei cazzi amari per il cattivone arrogante, perché Romeo Nasone è furioso per la perdita del compagno di giochi. Come avrete capito il duello è l’ennesimo balletto armato, ma che stavolta stupisce gli spettatori, perché i due volteggiano combattendo con due spade come Musashi Miyamoto. A un certo punto Romeo Nasone riesce a disarmare cattivone arrogante e gli offre pure una delle sue armi, perché dietro il naso si nasconde un gentiluomo. Dopo dieci minuti di piroette Romeo affonda la spada sul petto del suo avversario, ammazzando l’infame.

O almeno, questo è sempre quello che accadrebbe a Verona nel millecinquecento, perché pure cattivone arrogante danza per dieci minuti prima di morire. Subito dopo arriva la madre di cattivone, già vestita di nero, che per elaborare il lutto danza inconsolabilmente. Presto arriva pure suo padre che per elaborare il lutto, danza insieme alla moglie, finché quest’ultima non viene sollevata via da otto elfi scuri. Secondo me i funerali a casa Prokofiev dovevano essere uno spettacolo.

ATTO III

Le argomentazioni della birra di prima si fanno sempre più convincenti e a malapena riesco a tenere gli occhi aperti all’inizio del terzo atto. Comunque, Romeo Nasone e Giulietta hanno consumato il matrimonio. Romeo adesso ha un motivo in più per volteggiare: ha finalmente le palle libere da tutto quel succo d’arancia ed è felice come una pasqua, o almeno come uno che ha appena scopato.

Giulietta si rivolge a un giovane Papa Francesco per chiedergli dei consigli pratici per vivere felice con il suo ganzo. Invece di raccontarle una lettera di San Paolo ai Corinzi a caso, il giovane Bergoglio propone alla fanciulla quel piano di merda della morte apparente per ingannare la famiglia. Giulietta, nota boccalona di Verona, accetta con entusiasmo e prende la boccettina con il sonnifero.

La giovane scema torna a casa e beve la pozione. No, ovviamente non sviene subito sul letto. Non avete ancora capito che per Prokofiev la danza classica è l’ultimo sintomo prima della morte? Giulietta volteggia e danza in uno stato confusionale finché la pozione non la stordisce del tutto. La governante, il padre, la madre e un esercito di suore bianche vanno a svegliarla per scoprire, con piroettante sorpresa, che la figlia è morta.

Il cadavere viene portato nella cripta di famiglia e tutti danzano con infinita tristezza. Tutti piangono librandosi in aria, compresi la madre, il padre e l’aerodinamico Kiavik. Nel frattempo Romeo, già vestito di nero, riceve da un elfo di Verona la terribile notizia che Giulietta è morta. Meno male che non deve tornare a cambiarsi, ha già l’abito pronto per l’occasione.

E qui si apre il consueto appuntamento settimanale con la matematica, perché devo spiegarvi la distanza di Prokofiev. Sia D la distanza euclidea fra Romeo all’ingresso e Giulietta nella cripta. Una persona disperata sarebbe schizzata direttamente verso il cadavere, percorrendo una distanza euclidea pari a D. Come mostra la figura seguente, Romeo Nasone (R) percorre tutto il palcoscenico prima di raggiungere Giulietta, al centro del palco (G): prima corre verso destra, poi corre verso sinistra, infine si avvicina al corpo dell’amata. La distanza di Prokofiev fra Romeo e Giulietta Dp(R,G) corrisponde alla somma fra il mezzo arco di ellisse dall’ingresso all’angolo inferiore destro del palco (approssimazione di Ramanujan), più la lunghezza del palco P, più la distanza euclidea D.

Distanza di Prokofiev

Formula di Prokofiev

Sappiamo tutti come va a finire: Romeo beve il veleno e muore. Giulietta vede Romeo morto, beve il veleno e muore. I familiari di Giulietta scoprono i cadaveri e soffrono in silenzio. Finale a sorpresa: alla fine non danzano. Hanno capito che a Verona chi danza muore. Scherzi a parte, il finale è molto romantico ed emozionante. Ho finalmente capito perché la gente paga per questi spettacoli. Ti viene voglia di dire “Aaawww”.

(Comunque gli attori non escono dal personaggio nemmeno durante gli applausi. Cazzo, rilassatevi un po’)

POST SPETTACOLO

Alla mia ragazza lo spettacolo è piaciuto tantissimo e questo basta per rendermi felice, ma secondo lei Romeo e Giulietta di Prokofiev non è bello quanto il lago dei cigni di Tchaikovskj.

Lei: “Daresti un’altra chance alla danza classica? Verresti con me a vedere il lago dei cigni?”
Io: “Mmh… ok. Ma dammi almeno sei mesi di disintossicazione”.

Arriviamo a una fermata della metropolitana. Oblitero il biglietto e mentre Nevena prende la direzione corretta, io prendo la direzione opposta. Ero convinto di avere ragione, poi capisco il suo punto di vista: lei ha usato la distanza euclidea. Io, quella di Prokofiev.

I PERSONAGGI

Il cast

LO SPIEGONE DEL MARTEDÌ

Giusto per essere precisi, in realtà QuellodiPrima si chiama Mercuzio, il cattivone arrogante si chiama Tebaudo, Kiavik si chiama Paride, il giovane Papa Francesco si chiama Frate Lorenzo e anche il mio gatto si chiama Romeo, ma per omaggio agli Aristogatti.

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28 thoughts on “Romeo e Giulietta di Prokofiev: l’analisi superficiale

    • Per cosa in particolare? I coglioni gonfi dopo tre atti di danze, la resistenza passiva al pisolino o la voglia di mandare a cacare i ballerini? 😀

      Grazie mille! 🙂

      • Più che altro nell’impegno che hai messo per compiacere la tua bella! Mi sono un pò rivista quando cerco di fare finta di essere interessata al mondo del poker e a tutte le statistiche e i calcoli matematici che ci stanno dietro per far contento il mio bello. 😀

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