Il paradosso del cazzo di cane

“I piani sono inutili, la pianificazione è indispensabile”

Lo diceva Dwight D. “Ike” Eisenhower, quel presidente degli Stati Uniti con la testa a forma di nocciolina. A una prima lettura sembra una massima un po’ paradossale, o per i lettori più istrionici una “stronzata”, ma racchiude una certa dose di verità.

Dal momento che abito in Belgio, prendiamo un esempio terra terra per capire il pensiero di Ike: la battaglia di Waterloo, ossia lo storico braccio di ferro fra Napoleone Bonaparte e il Duca di Wellington. Solo con la pianificazione si possono condurre sessantanovemila soldati all’attacco e nessuno nega che Napoleone sia stato uno stratega con due coglioni di ferro (anche se secondo la leggenda aveva il pisello delle dimensioni del pollice di un bambino, dall’aspetto di un gamberetto sgusciato).


Proprio così…

Eppure il comandante francese trascurò un piccolo dettaglio: la pioggia. Durante la notte del 17 Giugno 1815 su Waterloo piovve “a z’ffunn” (“a sifone”, come si dice dalle mie parti). Napoleone voleva bombardare il nemico già dalle sette di mattina con l’artiglieria pesante per non permettergli di preparare le sue difese, ma il terreno era troppo umido per spostare i cannoni. Bonaparte fu obbligato a posticipare i bombardamenti a mezzogiorno, facendo guadagnare tempo prezioso al Duca di Wellington, che attendeva i rinforzi prussiani.

Mi verrebbe da dire che Napoleone fu una vera minchia. Non ci vuole un astronomo per capire che in Belgio piove. E piove tanto. Forse non immaginò che potesse piovere COSÌ tanto, però se si fosse chiesto (in dialetto barese) “e c’ chiovess a z’ffunn?” avrebbe pensato a strategie alternative, magari vincenti.

Comunque il pensiero di Ike Eisenhower consiste in questo: non si può pretendere di fare le cose allo sbaraglio, ma bisogna tenere a mente che basta davvero poco per fottere tutto. Le dinamiche reali sono complesse, casuali e a volte irrazionali. Permettetemi quindi di conferire maggiore efficacia alla massima di Ike, con il paradosso del cazzo di cane (o di René Ferretti):

“Non possiamo fare le cose a cazzo di cane, anche se poi andranno a cazzo di cane”

Non capisco la consuetudine metaforica tutta italiana del concetto di dispersione associato al cazzo di un cane. I cazzi di cane non mi sembrano disorganizzati, anzi sembrano compatti e al loro posto. Io invece userei più il cazzo di gatto, che è una specie di batuffolo da cui esce uno strano uncino viola retrattile.

Anatomie animali a parte, il paradosso del cazzo di cane è la chiave interpretativa per l’attività 2, pianificare un’invasione. Heinlein sapeva del paradosso del cazzo di cane e non ha imposto di portare a termine un’invasione per essere uomini, ma solo di essere in grado di pianificarne una, ossia dimostrare le qualità strategiche di in un comandante come fanno in Game of Thrones.


Spoiler con applicazione del paradosso: nonostante le vittorie contro i Lancaster, gli Stark vengono ammazzati durante un matrimonio. E non hanno nemmeno mangiato la torta.

Per questa ragione è necessaria una consistente formazione sia teorica che pratica per diventare uno stratega dilettante. Per quanto riguarda la formazione teorica, bisogna prima partire da uno studio intenso della Bibbia della strategia militare, per poi affrontare una bella pappardella sulla strategia moderna.

Ovviamente quando parlo di Bibbia mi riferisco all’Arte della Guerra di Sun Tzu. Libretto che avevo già letto quando avevo 18 anni, ma di cui non ricordo più nulla. Ricordo vagamente solo un passaggio del tipo “se sei in superiorità numerica di dieci uomini a uno, fai la cappotta al tuo nemico, altrimenti scappa”.

La pappardella sulla strategia è invece stopopò di bestia accademica scritta da Sir Lawrence Freedman, professore di studi bellici al King’s College. “Strategy, a History”. 751 pagine di roba: un libro che mi spaventa più dei saggi di Corrado Augias (e ho detto tutto…). Non so se riuscirò a leggerlo entro il 2020. Per farvi capire le dimensioni di questo testo, ho fatto una foto.


Scala 1:40, sia chiaro.

Una volta acquisita la formazione teorica, bisognerà metterla in pratica. No, ragazzi, mi dispiace ma non posso invadere il Lussemburgo, anche se ammetto che l’idea mi attizza. I lussemburghesi hanno il Pil pro capite più alto d’Europa e credo che il bottino di guerra sarebbe ricco e gustoso. Non posso nemmeno invadere un meeting vegano con una porchetta (come proposto dall’amico Fabrizio – un’idea simpatica). E questo sia per il paradosso del cazzo di cane che per una proiezione personale di qui a trent’anni, in cui mi vedo nei panni dell’impiegato ma non in quelli di un generale di stato maggiore.

Per questo, basteranno due prove per decretare che potrei pianificare un’invasione: la prima consiste nello sfidare una razionalità algoritmica. La seconda consiste nell’esatto opposto, ossia pianificare invasioni in un contesto di razionalità limitata e ricorso a euristiche.

La prima prova consiste nel comandare le legioni romane nel videogioco Rome 2: Total War. Tutti i titoli della serie Total War sono buone simulazioni di comando militare. Punto a conquistare tutta la mappa in una partita single player e a fare il culo a traci, galli, angli, egizi, cartaginesi e compagnia bella. La seconda consiste nel vincere una partita di Risiko contro avversari umani. È vero che nel Risiko non ci sono elementi tattici come il territorio o il clima ecc. ecc. ma grazie al sistema dei dadi anche una massiccia blitzkrieg può andare a puttane, nel rispetto assiomatico del paradosso del cazzo di cane.

Potreste obiettare che le prove hanno più un carattere ludico che militare, ma non dimenticate che anche i gattini (con il cazzo a batuffolo) imparano la caccia attraverso il gioco.


Per esempio, questo gattino è pronto a conquistare l’Alsazia.

Semper cazzutis, mai a cazzus canis,

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15 thoughts on “Il paradosso del cazzo di cane

  1. Continuo a pensare che gli Stark ed alleati non abbiano ancora capito come abbiano fatto a vincere tutte quelle battaglie, così come non l’ho capito io .__.

    • Gli Stark vincevano grazie al paradosso del cazzo di cane. Ce la mettevano tutta con la mappa e i pezzi, però alla fine andava tutto un po’ a cazzo di cane.

      • Bisogna considerare anche chi c’è dall’altra parte, però. Perché a manco mi Lannister sono mai sembrati dei fini strateghi. Per non parlare dei fratelli minori di Robert, quello ammazzato nella prima serie dall’uomo nero e quello che concupisce la gnoccolona rossa. L’unico che pare capirci un minimo di strategia è Lannister padre, ma non puoi combinare niente di buono se sei circondato da quello stuolo di rincogliniti che hai generato. Ok, Tyrion ci prende un pochino di più, ma tanto non gli fanno fare mai una mazza, per cui la cosa è ininfluente.

      • La spiegazione è offerta dal paradosso del cazzo di cane, che ha natura esponenziale per applicazioni ripetute. Il cazzo di cane si è sviluppato geometricamente, fino all’arrivo di Lannister padre. Dopo aver esaminato la situazione, da bravo stratega ha capito che nei sette regni andava tutto a cazzo di cane e ha pensato “Ammazziamo gli Stark durante un buffet, come nelle migliori faide pugliesi”. E ce l’ha fatta.

      • Il ranking delle preposizioni semplici e dei pronomi riflessivi del mio precedente intervento è stato chiaramente manipolato da una misteriosa forza aliena per farmi sembrare un’analfabeta. Sono chiaramente del tutto innocente. Si capisce, vero?

    • Potresti, ma è anche vero che c’è la possibilità di prendersi una licenza di volo da privato o da allievo pilota (e ricorreró a una cosa del genere per quanto riguarda l’attivitá “guidare una nave”).

      Licenze sulla pianificazione di invasioni mi sembrano un po’ più difficili da trovare!

      (scusa gli accenti á la cazzo, ma ho una tastiera inglese)

    • E poi, se il flight simulator é sufficientemente realistico, potresti essere potenzialmente in grado di far atterrare un aereo come Ted Stryker in L’aereo piú pazzo del mondo!

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