Duemilaquattordici, un anno decisamente cacofonico

“Tattica, strategia, abnegazione, forza” salmodiava un punk comunista poi scopertosi cattolico nonché allevatore di cavalli. Perché le diciannove attività della lista che restano da depennare richiederanno grande impegno e fatica, come una grossa cacata in una dieta priva di fibre.

Cominciamo con il 2014. Innanzi tutto, vi auguro grossolanamente un buon anno nuovo. Non vi dico “che sia un anno ricco di…” perché da statistico vi suggerisco che è sempre meglio restare all’interno di comodi intervalli di confidenza nel fare previsioni, soprattutto quando si tratta della vita degli altri. Ne approfitto per citare una fantastica massima di Philip Dick, dal libro “Valis”, che ho finito poco fa:

“Una delle più grandi benedizioni di Dio è che ci tiene sempre nascosti il futuro”

Invece, cercherò di pianificare la gestione delle 19 attività mancanti. Più che altro, è arrivato il momento di ridefinirne alcune concepite da Heinlein in modo troppo generico. Per esempio, agire da solo.

No, nessun appuntamento con Federica, la mano amica (anche se vanto anni e anni di esperienza nel settore – nonché la pubblicazione “masturbarsi con la sinistra, una prospettiva ermeneutica”, Oxford University Press, 2011). Avevo in mente qualcosa di più sportivo, ossia agire da solo per ventuno chilometri. E sottolineo: VENTUNO chilometri (coincidenze, coincidenze numeriche dappertutto!)

Ossessione!
I know that feel, bro…

Ogni anno a Bruxelles organizzano una mezza maratona. La prossima si terrà il 5 ottobre. A tutti coloro che riusciranno a tagliare il traguardo regalano una simpatica medaglietta. Non ho mai vinto una medaglia in vita mia ma ne ho mangiate di diverse, da quelle più piccole di cioccolato a quelle fritte con dentro mozzarella e prosciutto. Io quella medaglietta la voglio, la voglio, LA VOGLIO!!!

A proposito di cibo, ho dieci mesi di tempo per trasformare il mio corpo da quello di un italiano appena sopravvissuto ai pranzi di natale a quello di un atleta autodidatta senza grosse pretese di vittoria. Riuscirà 21 a convertire il fisico di un impiegato sedentario sovrappeso in quello di un corridore dilettante?

Perché non dovete sottovalutare la difficoltà di questa impresa. Voi non avete la benché minima idea di che razza di culo pesante sia 21. Fra la palestra e il divano preferisce il letto, mentre fra la camicia e il pigiama preferisce una più ambivalente tuta da usare sia per dormire che per uscire. Se potesse, 21 dormirebbe in jeans. Immaginate di introdurre l’elemento “allenamento” nella vita quotidiana di un simile bradipo.

A essere onesti, bisogna ammettere che fare jogging è un po’ da minchie. Cioè, si gira intorno a un cazzo di parco e il tempo non passa mai. Perdonate la reductio, però è uno scassamento di palle. Feci un tentativo durante l’estate 2011, smettendo dopo una settimana per rigonfiamento del coglione destro e per acutissimi dolore alle caviglie causa postura erratissima nella corsa. L’unico piacere era correre ascoltando Mirror Mirror dei Blind Guardian, e mi sa che i bardi di Krefeld saranno i miei allenatori per i prossimi mesi. Comunque, capite bene che l’incentivo ad allenarsi è enorme con una luccicante medaglietta in palio. Stavolta sono deciso. 21 ci mette la faccia e voi sarete testimoni.

Un’altra attività da riformulare è programmare un computer. Avevo pensato di coniugare questa attività con un sogno nel cassetto, ossia realizzare un videogioco. Fin da quando ero bambino, supplivo alla mancanza di amicizie reali (causa calcio, ma ne parleremo in un altro post) con i videogiochi: in principio fu un Amiga 600, poi venne l’era Playstation, infine arrivò il personal computer e in generale il casual gaming. Mi rifiuto di acquistare una console di nuova generazione poiché comporterebbe un addio definitivo alla mia vita sociale (già composta da pochi eletti che spesso sopporto con riluttanza).

Quando non giocavo ai videogiochi, riempivo agende inutilizzate di mio padre (confermando che l’agenda è “il regalo del cazzo”) con disegni e scarabocchi in cui sviluppavo trame di giochi di ruolo o picchiatutto, essenzialmente pietose varianti di Final Fantasy o di Chrono Cross in cui ero il protagonista e salvavo con spade e magie le mie compagne di classe più carine, in cambio di amore e ammirazione. Ovviamente le mie compagne di classe nun me se cagavano manco de striscio.

Tifa, oh Tifa.
E chi se ne frega, Tifa Lockhart aveva le tette più grosse delle vostre, tiè!

Ricordo ancora che ero talmente ossessionato dai videogiochi che su un compito in classe di storia dal tema “il tuo personaggio storico preferito” scrissi la biografia della Playstation. La Prof inizialmente bocciò il mio lavoro, per poi ritornare sui suoi passi con un 7+. Avrà apprezzato l’originalità, forse.

Anni e anni di videogiochi, il mio passato da sceneggiatore di giochi di ruolo e le possibilità di sviluppo offerte dalla tecnologia Flash permetterebbero di realizzare questo piccolo sogno. Ovviamente, senza grosse pretese. Sicuramente non sarà Half Life 3, ma quantomeno un Pitfall. Mai e poi mai un ET.

Mazza che bruttura...
Posso fare sicuramente meglio di così.

Fuori dalle ventuno attività, ho voglia di imparare a suonare l’Ukulele. Giusto per rispondere così ai musicisti che se la tirano: “ah, tu suoni chitarra, contrabbasso, arpa, clarinetto e sitar? Anche io sono un musicista: sai, io suono l’ukulele”.

E poi mi devo rimettere a imparare il tedesco perché ja.

Mi raccomando, fate i bravi quest’anno.

21

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12 thoughts on “Duemilaquattordici, un anno decisamente cacofonico

  1. Io suono lo strumento della pioggia o il didgeridoo per accompagnarti mentre ti rifai i glutei correndo in tondo al ritmo di ukulele – ekeculo!!

  2. Però E.T., volendo, puoi riprogrammarlo. Non sia mai che vadano a scavare nel deserto per recuperare le cartucce che ci hanno nascosto. Così, giusto per farti una querela.

  3. “Cioè, si gira intorno a un cazzo di parco e il tempo non passa mai.”
    La sottoscritta un tempo ha avuto la splendida idea di indebitarsi per comprare un tapis roulant.
    Un’evidente errore di valutazione.

    • Almeno puoi vederti un film durante la tortura. E poi un tapis roulant funge pure da appendiabiti. Te lo dice uno che aveva una cyclette. Oh… non sai che dolore buttar via un appendipigiama cosi utile…

      • Infatti è stato usato principalmente per quello scopo. Oltre ad essere un simpaticissimo elemento d’arredamento che ti fa sembrare un tipo “sportivo” agli occhi dei visitatori 😀

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